Industria e ambiente. Manfredonia perde “il vantaggio della salute”.

POLITICA LOCALE

La relazione finale sulla ricerca epidemiologica è stata consegnata un anno fa al Comune di Manfredonia. Oggi “non vi sono differenze dalla media regionale e provinciale per le malattie respiratorie e per l’insieme dei tumori maligni“. Negli anni Sessanta le patologie e la mortalità erano nettamente inferiori a quelle della Capitanata e della Regione Puglia, ma questo vantaggiosi è ridotto nel tempo fino ad annullarsi negli ultimi anni”.

Ci sono alcuni aspetti su cui è opportuno soffermarsi. Dopo il duemila si riscontra un aumento di malattie e tumori polmonari (in particolare nei lavoratori dello stabilimento), che superano la media provinciale e regionale (quest’ultimo dato non è statisticamente rilevante), e un aumento di infarti del miocardio, tipico di aree colpite da calamità e da eventi che scuotono fortemente la comunità. La popolazione per un lungo periodo è stata divisa in due, una conflittualità che si è riversata sulle famiglie “dell’una e dell’altra parte“. L’isolamento delle “famiglie Enichem” ha avuto risvolti anche sulla salute mentale, in particolare di minori. Nelle ricorrenti manifestazioni e agitazioni di quel periodo, si consuma nelle scuole un piccolo dramma: le famiglie dei lavoratori Enichem “costringevano”, stupidamente, i figli a recarsi a scuola e numerosi sono i racconti di umiliazioni subite e difficili da esprimere.

Un aspetto importante della ricerca è la questione della perdita del “vantaggio salute”. I ricercatori spiegano questo fenomeno con l’arrivo nella città di “persone giovani, quindi più sane, attratte dalla richiesta di lavoro per l’apertura del polo industriale”. Poi, a fine anni ’80, “un’emigrazione, presumibilmente di persone in età attiva”, che “può aver lasciato una popolazione in peggiori condizioni di salute”. L’analisi non è precisa: a Manfredonia la popolazione era molto giovane, non perché erano arrivate persone giovani (molto poche in percentuale) da altri luoghi per lavorare all’Anic, ma perché la città ha avuto un incremento demografico enorme, il maggiore della Puglia insieme a Modugno (Bari). L’incremento dal 1950 agli inizi degli anni Settanta è di ca 20.000 unità (da 30.000 a 50.000 abitanti!). Nuovi nati e nuove famiglie con prole giovanissima giunte dai dintorni: frazione Montagna, S. Giovanni Rotondo e soprattutto da Monte S. Angelo. Un esempio: le famiglie assegnatarie dei poderi dell’Ente Riforma (500 di Manfredonia) avevano una media di 5-6 figli, nati dopo il 1944. Questo spiega (e solo in parte giustifica) il caotico incremento edilizio (che incide ancora oggi pesantemente sulla qualità della vita dei residenti). Tra il Sessanta e il Settanta in alcuni circoli didattici vi erano fino a tre turni giornalieri! L’indice di invecchiamento era tra i più bassi d’Italia. Da molti anni assistiamo al calo delle nascite, diminuzione di residenti, aumento dell’età media e della popolazione dipendente. A Manfredonia ci sono oggi 143 anziani ogni 100 ragazzi 0 – 14 anni (nel 2000 erano meno della metà, 70 ogni 100).

La salute dei cittadini di Manfredonia è come quella di altri luoghi della Puglia, e, nella  perdita del “vantaggio salute”, i mutamenti demografici hanno avuto una parte consistente.

L’indagine non doveva occuparsi di bonifiche, e l’Enichem non è passata invano; l’inquinamento c’è stato, ma non si può, quando si parla di ambiente, pensare solo all’Enichem, e non volgere lo sguardo a quanto è accaduto e accade nel tessuto urbano e nel territorio. “Modernizzazione malata” è stata chiamata: edifici di 6 – 7 piani e sopraelevazioni edilizie rilevanti “in aree dense, senza spazi liberi e servizi”. Si è costruito in una ex cava, vi è stato un enorme consumo del suolo… una distesa di cemento dove si vive male, bambini scomparsi dalla città, strade e periferie insicure,  traffico enorme, uso della bicicletta totalmente sconosciuto, il territorio abbandonato e carico di rifiuti… Se si provasse a misurare il livello di inquinamento all’uscita dalle scuole?

 

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