“Recovery plan”. Una cura per le ferite della pandemia? O per cambiare sviluppo e pensare al futuro?

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C’è un’idea, un sentimento diffuso: il recovery plan sarà la nostra salvezza. Su di esso c’è, però, un frastuono sempre più assordante. Sembra che i soldi stiano lì, e non si deve fare altro che prenderli.

L’Europa va bene quando allarga la borsa, allora ci accorgiamo che ci serve… Durante la campagna per le europee (maggio 2019) si parlava di ideali comuni, di una Unione Europea necessaria, in un mondo che cambia (senza di essa i singoli paesi non saprebbero dove andare), si sottolineava che era un buon luogo per vivere e dove vi era una lunga pace… Ma si faceva fatica a svegliare i sentimenti. L’Europa ha dalla parte sua la ragione, ma non scalda i cuori. Si faceva l’elenco delle strutture costruite con i fondi europei, qui in questo territorio… ma non serviva a niente. Ancor più difficile era parlare dell’euro, dei trattati… Tutti visti come vincoli e catene.

L’Europa non esiste come universo comune. Non esprime una identità, pur varia e diversificata. E’ qualcosa di puramente mentale. Poi con il Recovery fund le cose sono cambiate, è maturata la convinzione in poco tempo che l’Europa ci è utile… eppure è sufficiente accennare al Mes, alla sua utilità per la sanità del Sud, ed emerge l’immagine della troika. Il problema è come si costruisce il racconto. Si parla solo di soldi, e non di altre opportunità, dando spazio ai più stupidi luoghi comuni. Quante volte politici a corto di idee e di parole, di fronte a regole e impegni stabiliti a Bruxelles e sostenuti anche dal nostro governo, invece di spiegare e motivare, dicono: “Che volete! Ce lo chiede (o impone) l’Europa”.

Il Recovery plan non consiste solo in progetti da presentare, ma anche in riforme necessarie per renderlo efficace, soprattutto per lo sviluppo del Sud e l’occupazione di giovani e donne, le fasce che soffrono di più per la crisi. Arriverà l’ora degli obblighi, ed allora che ne sarà del consenso di questi giorni? Il Recovery plan di chi e di cosa si prenderà cura? Costruirà un patto tra le generazioni presenti e quelle future (next generation), o interverrà solo sulle emergenze eccezionali provocate dalla crisi pandemica? Riuscirà a costruire “cantieri” aperti per un futuro alternativo?

C’è la necessità di capire e raccogliere idee e suggerimenti, ma “i partiti languono“. “Non è vero”, risponde il segretario del PD regionale di Puglia, Lacarra, sul Corriere della sera. “Non è vero per il Pd. Mai era successo che ci fosse una comunione di intenti tra tutti i deputati del Sud, come realizzata sul Recovery. Stiamo facendo una battaglia per assicurare più risorse possibili…”. Solo questo. Lottare per avere più soldi? E per fare che cosa? Quali le linee di sviluppo nel Sud? Come coinvolgere giovani e società?

In verità non c’è stata e non c’è alcuna discussione. La forza della democrazia è parlare, di tutto. Il silenzio produce malessere. Il dibattito e una nuova cultura devono uscire dalle elite, dai circoli intellettuali. Il Recovery può essere una buona occasione non solo di sviluppo ma di democrazia. Un’occasione per rispondere alla crisi della politica.

Forse dovremmo pensare a un recovery per la cultura, come Roosvelt, nel New deal. Allora nel 1935 nacque il Federal Writer ‘s Project, giovani autori che fecero un ritratto dell’America (redazione di guide di città e Stati americani, ricerche di etnografia, storia locale… “per stimolare i viaggi e sostenere l’economia durante la Grande Depressione”. 10.000 i giovani scrittori beneficiari. Sono stati raccolti allora canti popolari, testimonianze di schiavi, immigrati, operai… E si diede nuova linfa al teatro, al musical…

All’attivismo in Usa di Biden che non perde tempo, c’è la palude italiana. Di fronte a una crisi politica il premier Conte in Parlamento, senza maggioranza, lancia l’idea di una ricerca di responsabili per un partito europeista. L’Europa è un vestito, una bandiera con cui coprirsi, senza passione. E in Puglia Emiliano è il primo a rispondere e fa del suo staff l’esperimento della nuova forza politica.

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