Mostra straordinaria a Siponto. Artisti recuperanti “Nature morte” portate dal mare.

CULTURA

Paesaggio di mercoledì 8 giugno. Foce del Candelaro. In mostra opere di artisti che recuperano “nature morte”, portate dal mare. E così puliscono anche le spiagge.

opera n 1

Opera 1. Sullo sfondo la pineta di Siponto, che circonda il Golfo. Tre chilometri. Alcuni anni fa è stato oggetto di un intervento pubblico (europeo) per ripulirla da presenze arboree estranee alla vegetazione autoctona. Il Pinus pinea o pinaster era soffocato da alberi di Acacia e di Eucalyptus camaldulensis. Si sistemarono anche parchi giochi, aree da pic nic… Tutto saccheggiato. La pineta è sempre deserta e mai frequentata; è ritenuta pericolosa. Ora qualche lido taglia gli alberi e ricava spazio… All’interno vi è una strada sterrata, lungo di essa due manufatti in rovina e una torre arrugginita e cadente di avvistamento del fuoco.

opera n. 2

Opera 2. Finisce la pineta alla foce del Candelaro, non così l’arenile largo, lungo. Negli anni passati si coltivò un piccolo sogno. Costruire un ponticello in legno per pedoni e ciclisti. Per andare verso gli Sciali. Permettere passeggiate ed escursioni lungo una splendida spiaggia. Un intervento minore, poco costoso, che aggiusta, sistema, cambia la vita, il paesaggio. Mette in contatto Manfredonia con gli Sciali, che con i canneti, le paludi hanno sostenuto una piccola economia.

opera n. 3

Opera 3. Sullo sfondo lontano la spiaggia continua. “Gli sciali, quelle strisce dorate di sabbia e terra, che disegnano le coste del Tavoliere di Puglia, non smettono di scaldare l’animo fragile di una creatura cresciuta troppo in fretta”. Lì, in quel luogo sconosciuto ai più, Cristanziano Serricchio ha ambientato un romanzo “epico”: Seppina degli Sciali, la storia di una donna semplice che sfida il destino avverso e non si rassegna. Un romanzo d’amore nel quadro della grande storia del Novecento.

opera n. 4

Opera 4. Sullo sfondo Manfredonia che si allunga e sprofonda nel mare… e il monte Gargano.

opera 5

Opera 5. Castelli di sabbia. Grandi architetti hanno detto che costruire castelli di sabbia aiuta a far crescere l’immaginazione. I castelli si costruiscono e poi si distruggono. La tecnica preferita dai bambini è (quando si va via) una rincorsa e poi saltarci sopra. Qualche anno fa un lido organizzò un concorso di castelli di sabbia. Nei giorni scorsi una classe di scuola elementare ha organizzato letture di poesie in riva al mare, all’imbrunire. Il castello ha resistito da domenica. Stamattina una ruspa l’ha portato via. Altri già da lunedì erano stati cancellati.

Pineta, un ponte che apre verso gli sciali, il golfo che si delinea nitido, un lungo infinito arenile… Vogliamo dare un nome a questa via? Via della spiaggia dorata. Via Seppina degli sciali… O Via dell’amore lontano? Su queste spiagge, Manfredi, la notte cantava “strambuotti e canzune” per un suo amore lontano e “con issu ievano due musichi seciliani, ch’erano gran romanzaturi”.

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