Dove va il Sud? L’orizzonte è ristretto e precario. Il turismo da solo non è sufficiente.
Quanta invidia suscita la notte della Taranta! Tanti altri luoghi del Sud hanno sognato di fare altrettanto.
Nella splendida notte di Melpignano si danza al ritmo dei tamburi, non ci sono spettatori, tutti si sentono ballerini, si immergono, si confondono… Un’idea del Sud come un grande Luna Park?
Ma anche a Melpignano dura poco. E’ il turismo l’unico grande richiamo? Il Gargano è conosciuto “fuori” per il mare, le spiagge… non per il Santuario di Monte S. Angelo, né per Padre Pio. Il turismo c’è, i dati danno ragione al pubblico e al privato che investono nel settore. Ha sicuramente aspetti positivi, ed è un’opportunità… ma può essere la sola? La destagionalizzazione è un’illusione. La cultura al Sud? Ci sono tanti piccoli musei, poli archeologici, case editrici, serie tv, proposte che senza interventi della politica restano parole. Siponto con l’archeologo Giuliano Volpe sta coagulando energie, giovani ricercatori… c’è condivisione nella comunità, ma quanto durerà? Non esiste un privato forte e un mecenatismo capace di sostenere sforzi e progetti.
A Vieste nei mesi invernali è tutto chiuso e si cade in depressione. Il turismo da solo non può farsi carico di rimediare tutti i ritardi. Ci sono iniziative riguardanti la produzione e trasformazione di prodotti tipici, esperienze artigianali nel campo vinicolo… Si collega il turismo all’agricoltura. I percorsi enogastronomici funzionano. Eppure si perdono abitanti e non si cresce.
La spesa per servizi e investimenti continua a essere molto più bassa rispetto al Paese. Con l’autonomia differenziata la situazione peggiorerà. Il divario Nord – Sud aumenta. Se negli anni 70-80 la forbice si era ristretta grazie a un meridionalismo impegnato, al sostegno di agricoltura, industria, scuole professionali… Nel decennio 2013 – 2023 si sta allargando.
Guardiamo i numeri: La crisi demografica penalizza sempre più il Sud. Da qui al 2050 ci saranno 4 milioni e 500 000 abitanti in meno in Italia e di questi l’82% (3 milioni e 600.000) mancheranno al Sud. Occupazione tra settentrione e meridione: 69,4 contro il 48,2. Le famiglie in povertà assoluta: il 10,2 contro il 6,7 del Centro e l’8% del Nord; se consideriamo che nel Centro-Nord il numero delle famiglie straniere (spesso in povertà) è molto più alto rispetto al Sud, si capisce che al Sud i poveri sono italiani. Reddito medio 17.000 euro, 25.000 nel resto del paese. Pil il 44.700 nel Nord, sotto i 24.000 nel Sud. Spesa sociale (assistenza sociosanitaria, aiuti a famiglie, disabili, persone in difficoltà…) al Sud è di 72 euro pro capite, mentre è di 197 euro al Nord e 150 al Centro. Sempre alta la dispersione scolastica, aumentano i giovani senza lavoro e senza istruzione. (Dati forniti da Marco Rossi Doria, esperto di politiche sociali ed educative, in un dibattito con Viesti e Petrusewicz su “La lettura).
La popolazione nel Sud è sempre più composta da anziani ultrasessantenni e ragazzi sotto i 15 anni. L’equilibrio sociale esce completamente sconvolto. Le conferme si vedono già oggi attorno a noi. Il welfare offre servizi differenziati tra Nord e Sud, né diminuiscono gli spostamenti sanitari in regioni del Nord; in alcune (Toscana e Emilia) si parla di porre un freno, perché il fenomeno comporta servizi meno efficaci verso i residenti.
C’è un asse Bari – Napoli. Una differenza tra fascia tirrenica e adriatica. Bari meglio di Foggia… Ma nel Meridione il sistema produttivo non crea occupazione, il lavoro è temporaneo e povero, permangono diseguaglianze. I servizi sono inefficienti, anche all’interno della stessa regione. Dovremo parlare di Puglie e non Puglia. In Capitanata il mancato sostegno alla “nuova agricoltura” avrà pesanti contraccolpi economici e sociali. Mancano “pensatori meridionali” capaci di essere pungolo e di “fare sintesi”. Nell’Ottocento trainavano l’agricoltura, l’industria, le scuole di formazione. Nel ‘900, la riforma agraria e l’industria di Stato… Ora sono i vescovi a parlare sulla criminalità, la crisi idrica…
Il Sud è stato derubricato dall’agenda politica, tutto è delegato ai fondi europei e al Pnrr, che non si è capaci di utilizzare perché, nei progetti più complessi, serve una forte capacità di coordinamento dello Stato. Si parla di terziario avanzato (nuove tecnologie, ricerca, informatica…) per creare sviluppo. Ma dove mancano industrializzazione e manifattura ci può essere un terziario avanzato? Era un’aspettativa durante la pandemia: qualche rientro sporadico ed ecco prefigurare tante minuscole Silicon Valley.
L’economia immateriale potrà affermarsi nelle borse e sui mercati, ma il Sud e l’Italia può guardare al futuro senza un’industria solida?
Il difficile momento del Sud si inserisce in un Paese debole, con il settore industriale che annaspa e una guerra che produce contraccolpi, che si tendono a nascondere, in una Europa, il cui allargamento ha già danneggiato il Sud. C’è comunque orgoglio, reattività… I giovani che restano ottengono buoni risultati, ma le iniziative non mettono radici. Le partenze dei giovani indeboliscono il Sud, che corre il rischio di interiorizzare la sconfitta, la rassegnazione, la sfiducia.




