Askatasuna è “bonificato”. I centri sociali sono maledetti… eppure svolgono un ruolo positivo.
A Torino un immobile inutilizzato fin dagli anni Ottanta, è occupato nel 1996. Askatasuna, centro sociale contestato, discusso, processato.
Regolarizzare il centro iscrivendolo tra i beni comuni, recuperarlo in alcune sue parti e riaffidarlo. Nel 2024, un patto tra Askatasuna e Comune, con cittadini che si fanno “garanti”.
La polizia lo svuota. Uso del potere senza badare alle conseguenze. Non solo di ordine pubblico. Uso del potere sperando in una rapida dimenticanza. A Torino, nel febbraio del 2024, le prime manifestazioni pro Pal e le scritte cancellate dopo poche ore. Destò stupore anche la immediata repressione della manifestazione degli studenti del liceo artistico a Pisa. Poche decine di ragazzi. Erano più gli automezzi della Polizia messi in fila in piazza dei Cavalieri. Pulire e cancellare. Per evitare la contaminazione. Per la Palestina non è stato così. Il movimento è cresciuto. Ora invece si affaccia l’oblio, con un’informazione affidata ai video “virali” che produce una lenta assuefazione. L’immaginazione è l’argine che salva dalla stanchezza e dall’oblio.
C’erano attese nel quartiere per un luogo di confronto gratuito, autogestito, in cui svolgere attività e trovare risposte a esigenze di incontro, informazione, servizi. Le famiglie con figli hanno bisogno di guardare al territorio con fiducia. Nelle manifestazioni che sono seguite sono scese in campo anche loro non per difendere la violenza, ma per non chiudere prospettive di futuro. Forse il Comune doveva aprire ad altri soggetti, mettere insieme realtà diverse e far ritrovare tutti… anche gli antagonisti. Che non possono essere annullati e costretti a nascondersi, in luoghi ancora più stretti che funzionano come gabbie materiali e mentali.
I Centri sociali nascono nella seconda metà anni Settanta. Uno degli slogan terribili di quegli anni era “Fascisti, carogne tornate nelle fogne“. Alcuni ragazzi di destra ci sono tornati davvero e hanno fatto uscire nel 1974, “La voce della fogna“, curata dai giovani del Fronte della gioventù. Una vivace fanzine di satira e attualità politica. C’era voglia di ricerca anche a destra. E ora una parte della sinistra, invece di discutere, approfondire e protestare… dice: “Cosa aspettate per chiudere Casa Pound?”. Come se questo potesse consolare dello sgombero del Leoncavallo e dell’Askatasuna!”
I Centri sociali’ nascono nella fase del cosiddetto riflusso, quando le speranze si riducono a tre: lotta armata, eroina, suicidio. Orfani di una rivoluzione che non c’è stata. A Milano, il Leoncavallo (1975), luogo politico per gli extraparlamentari, dove si suona, si sta insieme. si fa doposcuola… Nel 1978 nasce Macondo: musica, ristoro, lettura, mercatini dell’usato, conferenze di filosofi, psichiatri e antipsichiatri…. Macondo alternativo, eterogeneo. Dopo qualche mese la polizia su denuncia di alcuni residenti chiude il luogo e arresta Mauro Rostagno, il fondatore, e altri per droga. L’otto marzo del 1979 processo celere e condanne lievi: il giudice riconosce il valore positivo e culturale di luoghi come Macondo. Il Leoncavallo, Macondo e decine di altri centri in tutta l’Italia hanno salvato molti giovani.
Nel boom economico, c’era un direttissimo, Lecce – Torino, portava migliaia di giovani… Torino divenne la terza città meridionale (pugliesi soprattutto) dopo Napoli e Palermo. Ora ci sono i figli e i nipoti di quegli operai arrivati negli anni ’60. Se incontrano qualcuno che arriva dalla provincia di Foggia, raccontano del padre di Cerignola, della madre di Carapelle o di Troia… e sono tassisti, operatori nel commercio, della ristorazione… Torino è la città che ha cambiato spesso la sua identità. Negli anni ’90 l’arrivo di africani ha fatto nascere le prime “ronde” anti immigrati. Scontri e conflitti nel quartiere San Salvario. Poi si sono messi insieme istituzioni, pezzi di società civile, parrocchie, fondazioni… Il recupero dei bagni pubblici ha permesso di creare un laboratorio culturale, un luogo di progetti, di servizi, d’incontro, di ristorazione. Una esperienza positiva assorbita dalla Regione Puglia per il Progetto “Bollenti Spiriti”.
“Che tristezza il Luc. Per me e per altri amici è stato importante, qui ci si dava appuntamento, si discuteva… e poi la musica. Non pensavo che finisse così” – Dice un quarantenne di Manfredonia ora a Londra. A Foggia passeggio in villa comunale, una giornata di sole. Mamme per lo più africane con i bambini che corrono. Tanti ragazzi. Intorno alle 13,30 un vigile si avvicina: “Si chiude, si deve andare via!”.
Beni Comuni. Frase molto usata e popolare. Non c’è nella Costituzione, dove ci sono molte espressioni convergenti. Esprime una verità semplice: è ciò che merita di essere difeso in nome della comunità. Si parla di Askatasuna e si incontrano parole come Patto, Beni Comuni, bandi pubblici…. Parole usate anche qui e che si sono consumate, andrebbero riprese, non per riproporle, ma per capire cosa è successo, quali errori sono stati fatti… Una discussione sui Beni comuni può costituire un buon punto di partenza.




