Il disordine del mondo. “Bene sarebbe una donna al comando”. “Se cuoca, ancor meglio!”
Era una storia rassicurante. Le donne una volta al potere sarebbero state più attente, più refrattarie alla corruzione, più sensibili al Bene comune,
meno scandali, meno inclini a giochi di potere.
Quello che si vede intorno, ai vertici, non è così. Von der layen, Kallas, Lagarde, Takaichi, le varie premier, le commissarie Ue… per quello che dicono e fanno… Sono semplicemente un femminile (molto opaco) dell’uomo.
“Una cuoca può governare uno stato”, la frase è attribuita a Lenin. Ma pare che il capo dei bolscevichi abbia detto qualcosa di diverso: “Non siamo utopisti. Sappiamo che una cuoca o un manovale non possono amministrare lo Stato. Ma da questo non si può ricavare che solo i bancari, i funzionari d’alto livello, gli imprenditori possono farlo… Tutti devono imparare, ma devono fare un tirocinio”. E il tirocinio negli anni Sessanta il Pci lo faceva fare a Mosca, tanti ragazzi e giovani ci andavano per studiare il marxismo leninismo. Si formavano buoni ideologi, facevano carriera e molti poi affollavano i canali di incarichi in strutture parallele (cooperative, sindacati…)
Dietro l’utopico governo della cuoca vi è quello dello Stato, che, una volta eliminato il dominio capitalista, si trasforma in semplice amministrazione delle cose. E Hanna Arendt (credo ironicamente) commentava: “In una società senza classi l’amministrazione della società diventa così semplice che qualsiasi cuoca ha le qualità per farsene carico”. E’ questo che pensavano pure tanti comunisti ingenui e puri.
Le donne in Italia il tirocinio lo hanno fatto negli anni Settanta. Il frutto più potente del ’68 è stato il femminismo. Un’esplosione di vitalità. Gli slogan di allora rendono l’idea del fervore, del cambiamento, della forza dell’immaginazione. All’inizio le ragazze erano addette al ciclostile, facevano le segretarie, distribuivano i volantini… L’idillio maschi e femmine si interruppe a metà anni Settanta, quando Carla Lonzi e compagne uscirono con il manifesto “Rivolta femminile”. “Non vogliamo assomigliare agli uomini. Non vogliamo essere definite in rapporto all’uomo”. E ancora “Sputiamo su Hegel, Freud, sulla trappola dell’uguaglianza e su tutto il resto”. Il movimento delle donne assumeva molte facce, sapeva però lottare: divorzio, nuovo diritto di famiglia, i consultori, le 150 ore, il lavoro e le leggi di parità, IVG (non era solo aborto), l’autocoscienza, le case delle donne, le riviste, i centri antiviolenza, obiezione di coscienza e pace, riforma sanitaria, la scuola materna pubblica… E tanto altro in un decennio terribile di Sogni e piombo.
C’era la lotta armata. Carlo Rivolta scrive un articolo sul terrorismo al femminile. “La pistola al posto della mimosa”. Le brigatiste colpivano chi praticava aborti clandestini, quelle di estrema destra sceglievano locali dove si fanno i porno – show. Le sovversive praticavano lo spontaneismo armato, “prima la rivoluzione poi si vedrà”. Le ragazze di destra avevano il loro giornale, Eowyn, il nome di una eroina del Signore degli anelli. Si identificavano con lei, “simbolo della condizione ideale della donna”. La complementarietà tra uomo e donna, questa la loro ideologia.
Poi il gran sogno finisce (tante uova sbattute per una omelette incommestibile). Arriva il riflusso. Agli slogan politici e duri subentrano quelli rassicuranti. “Corri a casa in tutta fretta c’è il biscione che ti aspetta“. Ma resta una lettura “femminile” della realtà, dalla quale non si può prescindere.
Ora c’è un nuovo vincitore. La politica si presenta come stato di polizia, il termine finisce per indicare l’aspetto meno edificante del governo, cioè il controllo dei corpi. C’è uno Stato neutrale che pretende di perseguire solo la sicurezza e il buon ordine delle cose, e per raggiungere questi obiettivi si rivela privo di limiti nella sua azione. Il governo della forza è elementare. Se ce l’hai la usi. Così ti rapisco un presidente; così a Minneapolis una donna scappa e viene uccisa; così prima ti affamo poi ti bombardo; così il manifestante diventa potenziale delinquente; così la presunzione di innocenza diventa il contrario; così il corpo è di un irregolare e io lo trasporto in Albania…
Dimenticavo le quote rosa. Hanno fatto comodo a quelle donne già impegnate (non alla cuoca e alle donne single e con figli). Quando le donne entrano nel centro di potere, nel suo lato oscuro… non è il genere che fa la differenza, non i cromosomi. E’ l’istituzione, l’ambiente, i tempi, le regole… Ritorna a Manfredonia la consulta delle donne. Bene. E perché non anche quella dei giovani, degli anziani… Muoversi dal basso, dalle scuole, dallo studio è l’unica resistenza… le consulte non costano nulla e non devono costare nulla.




