“Amelek” “Ruggito del leone”… Si usano parole bibliche e per il Papa c’è una nuova Avignone.

CULTURA

Perché si scrive? Per informare, offrire qualche riflessione… o forse solo per attutire la sofferenza di questi tempi… Fa fatica qualche psicologo, chiamato a commentare recenti accadimenti giovanili, a far capire che guerre, distruzioni dell’ambiente, parole di annientamenti totali… fanno più male dei social.

Si usano parole bibliche per dare legittimità e coagulare l’identità di un popolo. La Bibbia offre immagini di pace e soprattutto un campionario terribile di guerra e distruzioni. Così “Amalek”, una popolazione nemica: Dio comanda di sterminarla insieme ad animali, piante, oggetti, memoria. E’ quello attuato a Gaza! Poi Tkuna – Guerra di Rinascita”, Iron Swords – Spada di ferro, i carri di Gedeone, la freccia di Bashan. Quella contro l’Iran, per gli Usa è Epic Fury, per Netanyahu “Ruggito del Leone”. Tutti termini che indicano potenza, forza, distruzione, annientamento. Diversi da quelli del passato in Afghanistan e Iraq: Juste cause, induring freedom, Iraqi freedom…

Trump attacca, dopo un’ora decapita il regime e dice: ho vinto. I vertici di Bruxelles (Von der Leyen, Kallas, Metzola..) plaudono, invocano il cambio di regime. L’Iran si difende, Trump si irrita, i leader europei intimano al regime iraniano di arrendersi e cessare gli attacchi contro i paesi del golfo. Si blocca Hormuz e si ha paura del petrolio che manca. Trump esprime la possibilità che una civiltà possa essere cancellata, ridotta all’età della pietra. Evoca la bomba atomica. Arriva la tregua per merito del Pakistan, con la collaborazione di Egitto, Turchia, Cina… La UE è silente, pavida… Sanchez, lo spagnolo, dice: “non intendo plaudire a chi ha appiccato il fuoco e ora si presenta con un secchio d’acqua”. Netanyahu lancia con “Oscurità eterna” l’attacco più duro al Libano. E’ rabbia, vendetta, vuole sabotare, distruggere la tregua. E ci riesce. Sembra lui il capo del Pentagono.

Ho sempre davanti agli occhi la foto di Trump nello studio ovale circondato da telepredicatori e pastori evangelici che pregano, invocano, tendono le mani. “Dio benedica l’America. Il fondamentalismo cristiano dai creazionisti a Donald Trump” un libro dello storico Paolo Naso. Parla degli Usa, ma coinvolge tutte le chiese storiche che hanno a che fare con la Bibbia. Un invito a tutte le chiese, anche la cattolica, a riflettere su questo momento di smarrimento dell’Occidente. Trump non è un folle. Nei cambiamenti di epoca le follie spesso sono più illuminanti delle analisi sofisticate. “Dio benedica l’America”: un libro che mostra come la religiosità si salda con la destra politica, economica, finanziaria, vi converge anche il cattolicesimo tradizionalista. Alla base c’è la lettura letterale della Bibbia (privata della forza simbolica e metaforica), il creazionismo antiscientifico, millenarismo… Attira le elite e esercita la sua influenza su decine di milioni di americani. Potenti congregazioni e fiumi di denaro.

La Galassia del fondamentalismo cristiano non è un fenomeno settario o folcloristico. Si intreccia con una teocrazia inquietante, connessa alla tecnocrazia. A metà marzo è giunto a Roma Peter Thiel, miliardario americano, elettore di Trump e Vance; è lui a fornire al Pentagono e alla Cia raffinati sistemi di Intelligenza Artificiale. Thiel, invitato dall’associazione cattolica “Vincenzo Gioberti” di Brescia, tiene 4 lezioni e parla dell’Anticristo e della crisi della democrazia. Ammira papa Benedetto XVI (“il più grande pensatore del nostro tempo”), strizzando l’occhio ai cattolici tradizionalisti e a coloro che non hanno amato papa Francesco. Non è Thiel un annoiato miliardario, nella Silicon Valley sta emergendo tra i potenti tecno – monarchi un nuovo pensiero e programma politico intorno a idee di disuguaglianze, gerarchie naturali… Insomma ci si prepara alla destrutturazione della democrazia. I cattolici in America sono prevalentemente elettori di destra. Rispetto a quanto accade, alle minacce di Trump a Papa Leone XIV (proprio alla vigilia del viaggio in Africa) c’è e ci sarà indignazione. E’ sufficiente?

Perché l’attacco al cristianesimo liberale e a quello spirito che ha fecondato le chiese nel Novecento? Che ne è delle nuove teologie che hanno dato via a esperienze religiose purificate da fideistiche certezze? Cosa ne è del patrimonio biblico preso in ostaggio dal fondamentalismo? Nel Sinodo di questa diocesi (Manfredonia…) di una trentina di anni fa la discussione non fu tra innovatori e tradizionalisti ma tra “biblisti” e appassionati del Vecchio Testamento e timidi sostenitori del Nuovo Testamento. “Devi capire che Israele fa il lavoro sporco anche per noi” – Questo mi sussurra un prete.

Bisogna porsi nuove domande. Rispondere a un disagio profondo. “I miei figli adolescenti a scuola non riescono a dialogare su quanto avviene con i docenti di religione… rispondono che non sono attrezzati” – afferma una mamma, che è catechista. . “Netanyahu, Trump, Putin sono pazzi e criminali”. Così in un’omelia. Tutto qui? E’ difficile, ma è necessario nelle parrocchie (e non solo) discutere di questi tempi bui, dell’uso politico della fede, dell’ecumenismo possibile, di migrazioni e disuguaglianze, di pace e guerra… Senza aspettare i “tempi biblici”.

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