La comunicazione necessaria. Ma non serve, senza impegno personale a leggere e capire.
Ci sono rivoluzioni silenziose, acque carsiche sotterranee, che poi improvvisamente escono fuori. Il dibattito pubblico stenta a vederle e a parlarne. Eppure, anche quando i cambiamenti sono evidenti, la comunicazione non è mai lineare, registra negazioni, opposizioni… e tante fakes news.
Si propone anche per i piccoli comuni la nomina di un responsabile della comunicazione, che per le forze politiche assume una valenza importante, come la nomina di un dirigente o un assessore. Se non vogliamo che tutto si riduca alla ricerca di un “rètore”, abile nel rispondere e nel tacere, esperto di slogan… occorre prioritariamente predisporre centri di documentazione e raccolta — dati, consultabili e accessibili.
Non riguarda solo la politica. Ci sono mutamenti radicali nella struttura demografica, nelle fasce di età, nelle forme del lavoro… che non possono essere trascurati da chi opera nella Chiesa, nella scuola, nella sanità, associazioni, sindacati, banche… Quando si parla con gli addetti ai lavori si avverte ignoranza e sorpresa. Mi è capitato recentemente di scambiare qualche opinione con il responsabile di un’assicurazione, che non sapeva nulla di questa città (Manfredonia), della sua struttura economica, delle crisi che l’hanno attraversata… “Tanto c’è Internet!” , la risposta. In effetti, dagli ultimi dati Istat, si sa che diminuiscono gli abitanti, si dimezzano i nati, aumentano le famiglie, i matrimoni crollano, crescono i single (una vera rivoluzione). E’ sufficiente?
Nel passato si elaboravano strumenti di analisi: i quaderni sulle povertà della Caritas, la ricerca su “Religione e cultura nell’area garganica”. A Manfredonia c’è stata una indagine antropologica sui pescatori e sui giovani (2009), che potrebbe spiegare molte cose. La storia di Manfredonia in 4 volumi, curati dall’Università di Foggia. L’indagine statistica dell’istituto commerciale sulla qualità della vita. Molti studenti hanno sviluppato tesi di laurea in storia ed economia (fenomeni migratori, movimenti giovanili degli anni Settanta, fascismo e antifascismo, mafia e scioglimento dei comuni…). Tante ricerche e studi di professionisti sono a disposizione… Ma nessuno li cerca.
I cartelli sull’invasione di immigrati… E poi si scopre che a Manfredonia le cifre sono più basse che altrove e come i comuni che crescono di più sono quelli che accolgono di più. I dati bisogna leggerli in modo intrecciato. Quello più importante è l’indice di invecchiamento, raddoppiato nel giro di pochi anni. Ora è 207. Ed è il rapporto tra la popolazione oltre 65 anni e quella 0 – 14 anni. Ci dice che ci sono 207 anziani per 100 giovani. Era 75 nel 2003, ha superato la soglia di 100 (la parità) nel 2011. E’ cresciuto di dieci punti negli ultimi 5 anni. E procede galoppando.
A Manfredonia Il recente dibattito su richiedenti asilo e migranti è stato superficiale, privo di numeri, di riferimenti, di confronti. Eppure c’è il Piano sociale di zona, che contiene un profilo sociale del territorio (popolazione, bisogni, problematiche…), la base per costruire servizi e interventi socio – assistenziali. Per governare occorre tenere presente l’ambito comunale, la realtà territoriale, quella regionale… altrimenti si corre il rischio di considerare il proprio paese come una repubblica autonoma.
Mi hanno meravigliato persone, politicamente moderate, nella veste di piccoli “apprendisti stregoni”. Avevano ottenuto una piccola vittoria politica nella discussione tematica e nella richiesta di una informazione più attenta e precisa sul problema. C’era da aspettarsi che i consiglieri comunali portassero legittimamente il dibattito all’esterno, nelle sedi di partito, nei centri culturali. Mi riferisco al capogruppo del Pd, Caputo, e dell’opposizione, Ugo Galli, presidente del Circolo Unione, che ha una tradizione di dibattiti pubblici.
La democrazia vive di discussioni e dibattito. L’immigrazione è divisiva, ci deve essere lo sforzo di una condivisione di base. Almeno sui numeri del fenomeno. Poi ci si può dividere su come affrontarlo. In giro per la città ci sono quelli che discutono, interventi che esprimono dubbi e perplessità e altri che chiamano a raccolta. Pongo una domanda: a cosa servono consiglieri comunali che chiedono un pronunciamento del popolo? Io spero che il referendum sia approvato, si faccia, la città venga messa in condizione di decidere se i richiedenti asilo devono essere ospitati o essere mandati via, oppure se il sindaco e/o il vescovo abbiano detto la verità o mentito. Si affaccia or ora un’alternativa: un ricercatore di Manfredonia (vive fuori dell’Italia) sta raccogliendo la documentazione per interrogare la AI…




