“Addio Lugano bella” e guerra agli oppressori. Ma i ragazzi sono privati di pensieri radicali.

CULTURA

Cantata da Milva o cantata (una strofe a testa) da Gaber, Iannacci, Toffoli, Profazio, Pisu… desta ancora una forte emozione (cfr youtube). Un canto di nostalgia e di esilio. Ora è sotto accusa o meglio sotto osservazione da parte della Questura romana.

Il 26 marzo il questore di Roma ha vietato la commemorazione di due anarchici, morti mentre preparavano un ordigno, alla luce delle scritte sui muri di Roma, ”chiaramente inneggianti a un clima di odio rivolto all’ordine costituito”. Soprattutto la frase “Pace agli oppressi e guerra agli oppressori”. Le parole sono di Pietro Gori. “Addio Lugano bella” (1894) racconta l’allontanamento dalla Svizzera, in uno dei tanti esili della storia anarchica. La polizia è stata colpita da un “verso”, “guerra agli oppressori” e quindi guerra alle istituzioni. Eppure a Roma c’erano altre scritte più terribili. A Manfredonia in vari luoghi e tempi le scritte anarchiche sono tante. “Noi rispettiamo solo Coliandro” (poliziotto televisivo anomalo), una frase che per anni era in bell’evidenza alla stazione di Siponto.

L’inchiesta del 16 giugno 2026 ha portato in carcere sette persone. L’accusa riguardava il possesso di materiale con finalità di terrorismo, in base a uno dei tanti decreti sicurezza del governo Meloni. Il giudice ha specificato che il rinvenimento di materiale cartaceo sovversivo, senza detenzione di materiale utile a costruire una bomba, non basta per una accusa di terrorismo. Il possesso del libretto “1000 modi per sabotare questo mondo“, di cui c’è traccia in molte inchieste di questi anni (uno dei sette anarchici ha detto di averlo comprato su una bancarella nel lontano 2003), non costituisce una prova.

Gli anarchici si portano dietro un alone di attentati e stragi. Chi non ricorda il film Sacco e Vanzetti, la canzone di Jean Baez, “la locomotiva” di Guccini? La pista anarchica è stata seguita per la strage di Piazza Fontana e le altre bombe del 1969. Ha portato alla drammatica morte di Giuseppe Pinelli, l’anarchico tra i fondatori dei circoli “Sacco e Vanzetti” e “Ponte della Ghisolfa”, che a Milano era un punto di riferimento per giovani. Per lui l’anarchismo non è violenza. “Non ignorava le radici sociali dell’ingiustizia, ma non aveva fiducia nei mutamenti radicali… Paziente, candido, scoperto nel suo quotidiano impegno era lontano dagli estremismi alla moda, dalle ideologie“. (Giuseppe Gozzini).

Attentati anarchici ce ne sono stati. Tra cui il regicidio di Umberto I, collegato alla strage più grave dell’Italia sabauda. C’era uno stato di rivolta nel Paese per via dell’aumento della farina e del pane. I moti nacquero intorno al 1 maggio. Cinque morti a Molfetta, sei a Piacenza, altre vittime in Toscana. Milano era il cuore della protesta e il centro economico del paese e il governo decretò la Stato d’assedio. Il generale Bava Beccaris restaurò l’ordine. 83 morti e oltre 500 feriti, tra il 7 e 8 maggio 1898. Altre fonti parlano di oltre 350 morti. Duemila arrestati, tra essi Turati, Anna Kuliscioff, Costa, Bissolati. Un soldato fu fucilato perché si rifiutò di sparare. Furono chiusi i giornali socialisti, la Camera del lavoro, la società umanitaria, altre associazioni di mutuo soccorso.

I giornali e l’opinione pubblica borghese esaltarono quella azione e il generale fu insignito del titolo di grande ufficiale dell’ordine militare sabaudo da re Umberto. Due anni dopo il 29 luglio 1900 il sovrano (già sfuggito a 2 attentati) fu ucciso dall’anarchico Bresci, proprio per i morti di Milano e per le decorazioni concesse a Bava Beccaris.

A Thiene (Vicenza) nell’aprile 1979 tre giovani muoiono per lo scoppio di un ordigno che stavano preparando… la polizia cerca di impedire l’arrivo di giovani al cimitero, ma migliaia giungono attraverso i campi per dare l’ultimo saluto col pugno chiuso. Così è a Bologna, Orbassano, Sesto s. Giovanni…  Sulla grande partecipazione ai funerali si interrogano Giuliano Ferrara e Walter Tobagi. Il primo su l’Unità: “Ragione e pietà di fronte a un terrorista”; il secondo sul Corriere della Sera: “La pietà o il partito armato ai funerali rivoluzionari?” Non è consenso alla lotta armata. C’è una parola: compagno, con un significato enorme, che supera e travalica tutto. Un compagno è un compagno, anche se sbaglia. E oggi gli anniversari dei morti innocenti di destra (rogo di Primavalle, Acca Larenzia, Ramelli) sono da censurare perché ci sono giovani che fanno il saluto romano?

I decreti Meloni non sono ininfluenti. Creano centinaia di schedati solo perché ProPal, simpatizzanti della Flotilla, attivisti ambientalisti. Oggi anche la pace è un pensiero pericoloso. Idee nuove per cambiare il mondo sono censurate prima che nascono. Non parlo di estremismo, ma della possibilità di sognare un mondo diverso. E’ triste essere giovani oggi.

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