Il sindaco è reticente… e noi facciamo il Referendum. Ma nel mirino c’è il Vescovo.

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Improvvisamente il Consiglio, diviso sui migranti, si ricompatta intorno all’assessora offesa, Valente.

L’offesa va al di là della dialettica di genere, sia pure dura e aggressiva. Non si dice: “…che tu possa essere stuprata”. Troppo generico. Ma “…che tu possa essere stuprata dagli stranieri”. Se sono “neri” tanto meglio. Coinvolgendo in un atto violento sia gli stranieri (neri) e sia lei, la donna che è d’accordo per l’accoglienza ai migranti. Circola, però, qualche dubbio. Perché non ha denunciato subito? Perché non è stato interrotto il consiglio comunale? Non ha per caso inventato tutto? L’assessora coinvolta voleva forse pensarci su e non avrebbe voluto denunciare una concittadina. Ora è costretta a farlo perché si mette in dubbio la sua parola. Cose che accadono quando il clima pubblico è avvelenato.

Sui migranti si alza ancora il tiro. Consiglieri dell’opposizione chiedono di inserire all’ordine del giorno del prossimo consiglio comunale la proposta di una consultazione popolare, in sostanza un referendum sulla reticenza del sindaco, sul deficit informativo, per garantire “massimo rispetto e trasparenza incondizionata alla cittadinanza”. Quale sarà il quesito si vedrà. La comunicazione al presidente del Consiglio sottolinea che il tema è “strategico per il territorio”. Credevo che le priorità fossero altre e non 70 richiedenti asilo! In questi giorni si registra che la popolazione di Manfredonia è scesa ampiamente sotto i 53.000 abitanti. 5.000 persone in pochi anni sono andate via, in grande maggioranza giovani. Immaginiamo… se fossero rimaste. Forse il dibattito pubblico sarebbe diverso.

Ho ri-ascoltato il Consiglio comunale del 29 aprile. E’ stato rimarcato il deficit dell’informazione e la mancanza di chiarezza del sindaco, con interventi iniziali incentrati su una presenza di immigrati incontrollata: impatto negativo sui servizi sociali, l’accoglienza da temporanea diverrà definitiva, una popolazione stufa di subire, in sostanza la periferia (Borgo Mezzanone) si sposta al centro di Manfredonia… Seguivano altri interventi di maggioranza e di opposizione, che, con diverse sfumature, ponevano domande specifiche, chiedevano di essere coinvolti, davano dei suggerimenti, affrontavano il tema della sicurezza. Una discussione utile e propositiva sulla necessità di governare questa emergenza, controllare la paura. Dissonante appariva il capogruppo del Pd, Caputo, che, nel suo breve intervento, esprimeva, per 5 volte, un “sincero apprezzamento” per le considerazioni fatte dalla consigliera di Fratelli d’Italia, Rinaldi.

Tutti ripetono un luogo comune: Manfredonia città accogliente, generosa, che tanto ha dato…. Una retorica che imprigiona tutti. Compreso il sindaco, che ha parlato delle radici storiche dell’accoglienza: S. Lorenzo Majorano, patrono e protettore dei forestieri (proveniente da Costantinopoli – Istambul), ha ricordato l’icona nera di S. Maria di Siponto… Manfredonia è come tutte le città. “Stanno dappertutto”. “Qui se non si fa qualcosa, ce li troviamo in casa!”. Espressioni che, in un dialetto colorito e vivace, circolano liberamente nei luoghi informali. Non sono solo le fasce più povere, che temono di dover condividere con i nuovi venuti un welfare già povero, sono anche quelli che stanno bene, pezzi di una società sfilacciata e invecchiata, che teme ogni cambiamento. Un monotono racconto, costruito su una presenza che potrebbe divenire incontrollata e che “attenta” alla nostra sicurezza. L’immigrazione condensa altre paure e incertezze del futuro, che attecchiscono di più in comunità senza figli e senza luoghi di incontri e discussione. Nel Sud molti nuclei familiari sono costituiti da anziani. I figli sono andati via. Restano le voci di poche persone con i microfoni della paura sempre accesi, mentre i microfoni di fiducia e speranza sono assenti.

Ma il vero obiettivo potrebbe essere un altro. Il vescovo Moscone si è schierato nettamente e pubblicamente, qui a Manfredonia e fuori, contro il genocidio di Gaza. L’ambasciatore israeliano lo ha accusato di “antisemitismo e fomentatore di odio”. In un dibattito pubblico si è espresso anche sulla Nato: “Non capisco perché dopo la scioglimento del Patto di Varsavia non ha fatto altrettanto la Nato”. In Consiglio Comunale non si usano parole moderate: si parla di carità cristiana non “a titolo gratuito” ma “a titolo oneroso”, che sfrutta solo i finanziamenti pubblici. Si aggiunge pure che agli sfrattati manfredoniani nessuno viene in aiuto. I cartelli esposti parlano di una religione che usa la Caritas per aprire all’invasione dell’Islam, Il vescovo vive un momento delicato anche per la difficile gestione di Casa Sollievo, l’ospedale di Padre Pio. Ci sono cattolici che non nascondono il fastidio per i suoi continui richiami alla legalità, alla vigilanza contro la mafia (non dimentichiamo che tre comuni della diocesi sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose). Dicono che non è un buon pastore! Si verifica in piccolo quello che avviene con il Papa.

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