Il treno del futuro porta i giovani lontano dal Sud. Senza ritorno.

POLITICA LOCALE

Per molti studenti del Sud il trasferimento al Nord è una certezza. Sono 134.000 i giovani che dopo il diploma vanno nelle città del Centro e del Nord.

Una migrazione che costa 4 miliardi alle Regioni del Sud. 2000 euro di rette annuali contro 1.173 richiesti nel Meridione. E’ quanto riporta l’indagine di Censis e Confcooperative, uscita in questi giorni. C’è sempre un treno che parte verso il Nord, negli anni del boom portava giovani senza istruzione e “affamati” da Palermo, Lecce, Foggia… a Torino, Milano… ora il treno è carico di sogni, di futuro. Non è un dato solo statistico. E’ perdita sociale, culturale, economica. Un depauperamento di risorse silenzioso che svuota interi territori.

Il trasferimento dal Sud al Nord ha un costo per tutti. Il Censis calcola che 157 milioni di Euro non entrano nei bilanci delle Università meridionali, mentre gli atenei del Centro Nord incassano ca 277 milioni di Euro, ogni anno. Una buona parte dei diplomati sceglie mete adatte alla futura carriera  professionale. A Roma sono 33.000 (16,4% sul totale degli iscritti), a Milano 19.000 (10% degli iscritti), a Torino 17.000  (15,7% degli iscritti). C’è pure una rotta inversa. Ogni anno 10.000 giovani si iscrivono nel Sud. Una tenue contro-emigrazione… probabilmente per seguire la famiglia o perché hanno parenti nel Sud…

Il costo maggiore lo pagano le famiglie meridionali che iscrivono i figli fuori regione. Alle tasse di iscrizione si aggiungono le spese di affitto, quelle quotidiane e della “lontananza”… Ci sono famiglie benestanti che trovano vantaggioso acquistare l’abitazione per gli anni universitari e per dopo.

A questi si aggiungono anche giovani laureati o diplomati del Sud che partono per il Centro-Nord. Nel 2022 erano ca 23.000 che si sommano ai 13.000 che trovano lavoro all’estero. 36.000 giovani ad alta qualificazione che valorizzano le proprio competenze lontano dai luoghi che hanno investito nel loro futuro.

E’ un esodo doloroso. Perché vanno via? E’ difficile per un aspirante medico o ingegnere… resistere alla tentazione di non iscriversi alla Cattolica di Roma o al Politecnico di Milano e Torino. Gli studenti (provengono soprattutto dal Liceo classico e scientifico) sanno che le lauree alla Cattolica, alla Bocconi, al politecnico di Torino… hanno un peso maggiore nella ricerca di lavoro. La fuga riguarda in modo consistente anche altre facoltà. Dipende dalle Università e dalla qualità degli studi? Dalle città meridionali che non sono “attrattive”? Dalla voglia di uscire fuori e fare nuove esperienze?

Qualche giorno fa da Torino scendevo in treno verso Roma. A Chiavari sono salite (occupando un’intera carrozza) due classi dell’ultimo anno del liceo scientifico in gita a Napoli. “Come mai verso Sud?” “Abbiamo votato, un gruppo voleva andare in Slovenia, poi la maggioranza ha scelto Napoli… Scampia…”. Si sono meravigliati quando ho detto che due dei miei figli si sono laureati a Napoli, e che l’Orientale è un ateneo di lingue e culture asiatiche tra i più antichi in Europa. Si sorprendevano quando davo piccoli cenni sulla storia e la ricchezza culturale di Napoli. Ed io mi sorprendevo che la loro informazione proveniva dalle fiction televisive. Del Gargano sanno solo del mare e qualcuno conosce il Parco nazionale del Gargano. I viaggi di istruzione sono una piccola cartina al tornasole per capire umori e orientamenti. Dal Sud i viaggi si rivolgono per lo più verso il Nord. Qualche piccola esperienza significativa non è mancata, in anni recenti, a Manfredonia: una classe da Pordenone in visita per una settimana o un originale scambio tra il liceo classico locale e di Perugia, con l’ospitalità offerta dalle singole famiglie.

Sono le Università che devono interrogarsi. Quella di Foggia è partita nel 1999, con 5 sedi staccate, poi riassorbite. E’ importante che gli atenei del Sud debbano impegnarsi ad acquisire maggiore considerazione nei rispettivi territori, essere una voce autorevole e competente. Devono investire in innovazione, gemellaggi, aprire finestre internazionali. Il sistema università e ricerca è l’unica via per collocare il sud sulla frontiera tecnologica e restituirgli competitività.

Studiare lontano può far bene. Ma perché non sfruttare la flessibilità (triennale e magistrale) per studiare al Sud e fare esperienze anche fuori? La fuga è solo dalle Università o anche dalle città, dove non si ama vivere e lavorare? E’ certo che va via un pezzo della futura classe dirigente e lascia dietro di sé il vuoto.

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