La nave senza capitano, al timone c’è il “senza legge”. Navigando tra Kierkegaard e San Paolo.
In un articolo precedente ho parlato delle donne al governo, o meglio delle cuoche. Non era chiaro – mi è stato detto. E i lettori hanno sempre ragione.
Occorre stare attenti alle citazioni. Spesso suggestive, ma slegate dal contesto. Ritorno ai cuochi, con una frase di Kierkegaard. “Attenti, la nave è in mano al cuoco di bordo e le parole che escono dal megafono non vengono dal comandante e non riguardano più la rotta da tenere, ma solo quello che mangeremo domani”. Come interpretarla? Se una traccia del genere fosse assegnata agli esami di Stato gli studenti parlerebbero di ciò che vedono intorno: dieta al primo posto, cura del corpo, integratori alimentari… Itinerari turistici non più culturali, ma solo gastronomici. Le persone non parlano d’altro che di cibo. Si incontrano raramente per andare a cinema, a teatro… frequentemente per recarsi a mangiare la pizza o farsi un aperitivo. In un possibile tema alcuni parlerebbero dei programmi di cucina, di master chef… Competizioni e sfide in televisione molto seguite. Gli chef hanno autorevolezza, un piglio deciso, competenze sicure… Sanno farsi ascoltare, pronunciano parole inequivocabili. Un modello di chiarezza rispetto ai talk show ripetitivi e litigiosi e alle rumorose comparsate dei politici.
Una frase, un aforisma possono essere interpretati in vario modo. Kierkegaard non vuole dire che gli uomini pensano solo alla pancia e non allo spirito. E’ lontano dall’affermazione “l’uomo è ciò che mangia”, attribuita a Feuerbach e valorizzata poi da Marx ed Engels per sottolineare che bisogna partire dalle condizioni materiali. Del resto sapeva bene come nelle lunghe traversate il ruolo del cuoco era importante. Le derrate alimentari dovevano essere ben custodite per settimane e mesi. Kierkegaard (1813 – 1855) evidenzia il silenzio del comandante, di colui che deve dare la rotta. Descrive una situazione in cui coloro che dovrebbero guidare (politici, leader, intellettuali) sono incompetenti o si interessano di altro.
Ora si apre un tempo buio. Le categorie del passato e le istituzioni non contano più. L’Onu, e la miriade di agenzie, Enti… rischiano di scomparire. Fao, Unesco, Oms, Fmi… I tanti organi sussidiari per ambiente, commercio, sviluppo, istruzione… Le tante giornate particolari dedicate al rispetto dei diritti, a obblighi alla solidarietà, a sostenere lo sviluppo… La corte dell’Aja, i tribunali, le armi messe al bando, il disarmo, le conferenze sul clima… Tutto è messo in discussione. La ricostruzione di Gaza, quella dell’Ucraina… affidata a club di potenti, organismi alternativi alle Nazioni Unite. L’Onu ha molti difetti, le spese del personale enormi… è sull’orlo del fallimento. L’Europa non è in buona salute ma potrebbe fare due cose: ripensare se stessa e gli organismi internazionali. Proprio adesso? Se non ora, quando?
Le istituzioni hanno perso il loro senso, si stanno eclissando, escono dalla storia, restano nella forma ma hanno abdicato a ogni legittimità. Un filosofo italiano, Giorgio Agamben, si affida alla seconda lettera di s. Paolo ai Tessalonicesi, che è possibile leggere come profezia sulla situazione attuale dell’occidente. Il passo in questione parla del potere dell’anomia (assenza di legge), dell’anticristo, di colui che siederà al posto di Dio. “Come oggi gli Stati Uniti mostrano senza alcuno scrupolo, l’uomo dell’anomia, il senza legge designa la figura del potere statale che, lasciando cadere i principi costituzionali ed etici che tradizionalmente lo limitavano e, con essi, l’amore per la verità, si affida ai segni e ai falsi prodigi delle armi e della tecnologia. E questa confusione di anarchia e legalità in uno stato di eccezione divenuta permanente che dobbiamo smascherare e rendere in ogni ambito inoperante”.
Quale resistenza? Le generazioni passate si impegnavano a rifare il mondo, poi lasciarlo un po’ meglio, poi si adattano a curare egoisticamente il proprio orticello. Abbiamo dimenticato di guardarci intorno. Lasciamo una storia corrotta in cui si fondono guerre umanitarie fallite, tecnologie impazzite, disuguaglianze infinite. Dag Hammarskjold è stato segretario generale dell’Onu dal 1953 al 1961, quando morì in un incidente aereo sui cieli del Congo (un attentato), si opponeva alla secessione (indipendenza) del Katanga, la ricchissima regione mineraria. Hammarskjold ripeteva spesso che l’Onu era stata creata non per condurre l’umanità in paradiso, ma per salvarla dall’inferno. Lui cercava di farlo e di anticipare i conflitti, soprattutto nell’epoca della decolonizzazione. Dalla sua morte (a meno di 50 anni) il Congo e quella regione hanno combattuto e combattono una guerra infinita. Un inferno con centinaia di migliaia di morti.




