La povertà? Un tunnel stretto che imprigiona la mente e il cuore.

CULTURA

Chi ha fame, una fame cronica pone il problema del mangiare al di sopra di ogni altro pensiero. La povertà imprigiona la mente. La scarsità di qualcosa modifica il modo di pensare. Ci rende meno intuitivi, meno lungimiranti, meno controllati. Essere povero riduce la capacità cognitiva più di una intera notte senza dormire! Ogni tipo di scarsità comporta una carenza, un restringimento di vedute. Vi è un effetto tunnel, che richiama quello che si vede dentro la galleria, cioè quel restringimento del campo visivo, per cui ci appaiono nitidamente gli oggetti inquadrati nella fascia di luce del tunnel, mentre siamo ignari, non vedenti su tutte le altre cose al di fuori del tunnel. (Scarcity di Mullainathan – Shafir)

Le scadenze, la ricerca del lavoro, la spesa… richiedono la più intensa concentrazione. L’effetto tunnel inibisce i ricordi positivi e sviluppa attenzione per le caratteristiche spiacevoli. Le preoccupazioni finanziarie non mollano la presa. “La scarsità crea un carico addizionale che si sovrappone a tutte le altre preoccupazioni”. Ci sono dei comportamenti conseguenti alla scarsità: distrazione, dimenticanza e azioni disturbanti sulla pazienza, la tolleranza, l’attenzione, la cura. Le umiliazioni, cui ci si sottopone, lasciano il segno: si va dal sindaco o da altri pur sapendo che non faranno o non potranno far nulla. Ma ci si sottopone a questo strazio.

La lotta contro la povertà è una fatica di Sisifo. Gli interventi messi in atto si rivelano tutti parziali. La rete degli aiuti e dell’assistenza sociale è molto vischiosa e diventa una modalità di routine e la stessa microfinanza, microcredito spesso non riescono a cambiare la logica fondamentale della povertà, che è problema complesso. Ci sono numerosi esempi per verificare l’effetto tunnel e le conseguenze sull’equilibrio, anche familiare. Le scelte sbagliate che vengono effettuate, i piccoli risparmi che non vengono fatti. A volte aumenta l’uso del fumo o dell’alcol. E si gioca: 10 euro cosa sono? E se poi è la volta buona?

E’ importante sottolineare come la scarsità può produrre una minore qualità nelle decisioni. Se noi dobbiamo svolgere una fatica fisica (spostare pacchi da uno scaffale o scatole da un angolo a un altro), sappiamo quando dobbiamo riposarci e quando dobbiamo esercitare la fatica fisica. Ma quando dobbiamo muovere idee, non sappiamo come utilizzare pienamente le nostre capacità cognitive. Non ci accorgiamo che nei momenti di lavoro intenso e non gratificato, in quelli di delusione o di incomprensioni… la “larghezza di banda” della mente si restringe. E’ una risorsa che noi usiamo in famiglia, nello studio, nelle nostre relazioni interpersonali. “Essa influisce sul modo in cui pensiamo e sulle scelte che compiamo. Quando l’economia entra in una recessione finanziaria possiamo comprare meno cose. Quando entriamo in una recessione cognitiva, potenzialmente tutti gli aspetti delle nostre vite sono colpiti”.

Il reddito minimo è chiamato “psicoeconomico” da Sabino Aquaviva, secondo il quale assicurerebbe vantaggi sociali e psicologici facilmente comprensibili. Retribuirebbe una specie di forza lavoro di riserva, che in tale modo sarebbe protetta da un degrado psicologico. Il direttore di una compagnia teatrale amatoriale di Manfredonia diceva di riconoscere per strada, lungo i viali, coloro che hanno perso il lavoro e non sperano di trovarne un altro, come pure i giovani che non lo cercano nemmeno più. Persone che hanno un altro modo di guardare, di parlare, di sorridere. E’ malinconia, tristezza, pare scomparsa persino la protesta. Per loro aveva pensato a una serie di commedie in dialetto, con un biglietto a prezzo simbolico, per provare a tirare fuori qualche risata e liberare per un paio d’ore la mente.

 

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