Bari, Manfredonia… A cosa serve il voto? A risciacquare in pubblico i panni sporchi.

POLITICA LOCALE

Voteremo per le cose vicine e lontane, e ci dobbiamo fidare. Per le cose lontane (europee) è normale che l’accesso alle informazioni utili sia più difficile. 

Ma anche per le questioni vicine, quelle della città, le informazioni sono nebulose e incerte. Non si può dar torto al Guicciardini che nel 1530 scriveva: “Spesso tra il palazzo e la piazza  è una nebbia sì folta o un muro sì grosso che, non vi penetrando l’occhio degli uomini, tanto sa il popolo di quello che fa chi governa o delle ragioni perché lo fa, quanto delle cose che si fanno in India”.

Tra tutte le elezioni, quelle municipali rivestono un interesse e un coinvolgimento maggiori. Con il voto affidiamo il governo di aspetti importanti della vita della comunità alla maggioranza degli elettori o meglio alla minoranza più forte, che è inferiore a coloro che al voto non partecipano. Si moltiplicano gli appelli alla cittadinanza attiva, riconosciamo tutti la necessità di informarci, discutere… ma siamo consapevoli che tante cose, troppe cose restano oscure. E ci dobbiamo fidare.

Dopo i fatti di Bari e Manfredonia sappiamo che le società partecipate e/o municipalizzate (nate per risparmiare e avere servizi più efficienti) sono inaffidabili: assunzioni anomale, pressioni e ingerenze esterne, costi spesso sovradimensionati, per consentire forme di  welfare distorto. Siamo venuti a sapere che tra le cause della crisi della passata amministrazione cittadina vi è stato l’appalto del servizio di Pubblica illuminazione. Altri contrasti nella maggioranza pure sulla gestione del grosso finanziamento del Pnrr, destinato a dare una soluzione ai ghetti degli immigrati nel Tavoliere. Due temi non discussi in campagna elettorale, e pare nemmeno in Consiglio comunale. E’ un’abitudine antica non portare all’attenzione pubblica le tematiche più importanti e “divisive”. Del resto nelle votazioni del 2015 non parlammo né di Energas e nemmeno di conti pubblici, per cui fu indetto un referendum e arrivò il verdetto della Corte dei Conti.

Non si parla di molte cose nella campagna elettorale, ed è difficile per il cittadino assorbire tante informazioni in un periodo breve. Ma di una cosa si può e si deve parlare: i controlli pubblici. Le strutture sociali e polivalenti, i servizi affidati e appaltati devono essere monitorati continuamente. Un controllo sotto la responsabilità di figure comunali: segretario, responsabili dei servizi… Ho incontrato ieri un signore in carrozzella, in attesa davanti a uno scivolo occupato da un’auto. “Sono turbato…nelle recenti intercettazioni sono indagati il comandante della polizia municipale e la segretaria comunale… Per me figure di garanzia, di riferimento per i diritti dei disabili…

Girano alcune parole che sentiremo frequentemente: legalità, trasparenza… Si sente parlare di dirette televisive… A Foggia si mette in discussione la teletrasmissione del Consiglio comunale. “E’ noioso, non serve”, dicono i critici. Mettere on line capitolati e gare d’appalto è necessario, ma è per addetti ai lavori. La trasparenza è un’altra cosa. L’amministrazione comunale deve sentire come prioritario stabilire un colloquio con i propri cittadini. Il Consiglio comunale va posto al centro, non può essere svilito o “sopportato” con fastidio. E i consiglieri comunali? Non sono pagati per fare la passerella, ma per informarsi, studiare. In qualche comune si dedica una giornata al mese alle interrogazioni.

E’ difficile votare in una città dove non c’è dibattito pubblico su questioni importanti. Non quello informale nei tanti luoghi di incontro e socializzazione. Ma interventi mirati delle associazioni di categoria, dei sindacati, degli ordini professionali… Negli ultimi tempi si sono affacciati gli agricoltori: chiamano in causa l’Europa, ma parlano anche di sicurezza nelle campagne, di viabilità disastrosa.

A Manfredonia si sono mossi solo i “civici”. Le liste civiche nascono per offrire una maggiore possibilità di rappresentanza a categorie e figure nuove. Non anime belle, ma cittadini responsabili riuniti in associazioni e gruppi di interessi. Devono affiancare e poggiare sui partiti. E’ un segno grave di crisi del ceto politico la presenza sulla scena di una forte rappresentanza “civile”, che tesse le fila del discorso politico. Si sono invertiti i ruoli. L’antipolitica è un virus, una epidemia, e a esserne colpiti sono più i rappresentanti dei partiti. E il vaccino non è costituito dai “commissari”.

Senza partiti, senza guida politica anche le civiche non esprimono le loro potenzialità. La crisi della politica c’è non perché i partiti non ascoltano, ma perché non parlano, non si esprimono, non hanno parole e idee. La politica deve guidare i processi, proporre soluzioni, organizzare i conflitti, promuovere aspirazioni, progetti, discussioni su quello che avviene vicino e lontano da noi. La politica deve “rifare il popolo” e ricostruire le classi dirigenti.

Ho letto per caso un articolo on line del 2018 su Manfredonia news (Raffaele Di Sabato), in cui si parlava della società per la gestione della riscossione dei tributi (partecipata dal Comune per il 58%,), e del Pd spaccato (tra esternalizzazione o internalizzazione). Nell’articolo si lamentava l’indifferenza, il silenzio, l’assenza di un dibattito pubblico su una questione così rilevante. A chi ne parlava quelli del Pd rispondevano: “i panni sporchi si lavano in casa”. E così è franata miseramente l’egemonia (senza confronti) più lunga e più forte del Pd e del suo ceto politico.

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