Piazza Fontana. La madre di tutte le stragi. Quella che cambiò l’Italia e cancellò l’innocenza.

CULTURA

La stagione del terrorismo inizia con 22 attentati tra il 15 aprile e il 12 dicembre 1969, quando ci fu la grande strage. La prima, cui seguì Gioia Tauro, Peteano, Questura di Milano, Brescia, Italicus, Bologna…

La bomba di Milano si pone al termine di un biennio straordinario di mutamenti culturali profondi, con una generazione che prende le cose sul serio: razzismo, povertà, democrazia. Nessuna istituzione resta indenne (scuola, carceri, manicomi…). Ampi settori dell’industria culturale sono travolti: arte, cinema, teatro… Studenti e operai a fianco. Con “l’autunno caldo” nuovi rapporti nelle fabbriche e nuovi diritti.

Quello scoppio significò la perdita dell’innocenza e della giovinezza, ed ha cambiato l’Italia. All’inizio la certezza della pista anarchica, la convinzione che l’attentato fosse la naturale conseguenza dei disordini, dei mutamenti che i “rossi” volevano introdurre nelle università, nelle scuole, nelle fabbriche. Le indagini sugli anarchici fin dai primi giorni mostrano zone d’ombra, aprono una frattura tra le verità ufficiali e quelle che man mano si scoprivano. Poi si fa strada un’altra verità, e cioè la convinzione che le bombe di quell’anno terribile scoppiano perché niente cambi.

E’ la pista nera di Ordine Nuovo. Per Piazza Fontana la Corte d’assise di Catanzaro (23 febbraio 1979) trova i colpevoli. Condanna all’ergastolo Freda, Ventura, Giannettini (esponente dei Servizi segreti)… Sono assolti nei gradi successivi per il reato di strage, ma resta la condanna definitiva a 15 anni per le altre bombe. La Cassazione nel 2005 è chiara: gli attentati “maturano all’interno del neofascismo italiano… opera di esponenti di Ordine Nuovo del Veneto”. La campagna di attentati doveva creare un clima di tensione, portare l’Italia nel caos. Le bombe dovevano essere “rosse”, figlie di quel mondo che stava mettendo sottosopra il paese, per giustificare svolte autoritarie, con l’appoggio di pezzi dello Stato. Il fine non è tanto il colpo di Stato (come credeva la manovalanza neofascista), quanto far sentire il “rumor di sciabole” per mantenere l’asse politico al centro. Destabilizzare l’ordine pubblico per stabilizzare la politica.

La rilettura storica getta ombre sulla credibilità delle istituzioni, registra reti di complicità, coperture, depistaggi, e in tutte le sentenze di tutte le stragi sono sempre condannate figure dei Servizi segreti. Oggi non ci sono più misteri e siamo in grado di rispondere alle domande su chi ha compiuto la strage di Milano (e le altre), quale la finalità e il livello di complicità dello Stato. Negli anni coevi, però, in chi viveva quei giorni la mancata risposta politica, la mancata individuazione dei colpevoli e delle responsabilità ha contribuito a radicalizzare fortemente la vita politica e sociale. In un crescendo di ferocia e di violenza abissale. Anche nel Sud.

A Bari, il 28 Novembre 1977 è ucciso a coltellate Benedetto Petrone 18 anni. Con altri tre compagni è intercettato da un gruppo di fascisti, gli altri riescono a fuggire, non così Benedetto che zoppica per la poliomielite. L’assassino, Giuseppe Piccolo di 22 anni, è arrestato in Germania. Si toglie la vita nel carcere di Spoleto nel 1984. Bari ha avuto altri due morti nel 1980. Nella notte tra 11 e 12 marzo Martino Traversa (19 anni), resiste all’imposizione di un gruppo di destra di leggere un comunicato in Radio Levante, dove lavora. E’ colpito con un colpo di pistola da un coetaneo. Eppure Martino è di destra! A novembre un gruppo di Prima Linea uccide l’agente Giuseppe Filippo, per impossessarsi dell’arma. Così si moriva in quegli anni. Uccisioni per vendette personali, sospetti, scambi di persona…

E’ così che il ’68 si è suicidato. I cortei festosi, le assemblee interminabili, lasciano ben presto lo spazio alle folle dei funerali, silenziose e cariche di dolore e di rabbia, e ai corpi uccisi davanti alle scale di casa, in auto, abbandonati, fragili, disfatti. I segni di una disumanità impensabile. Insomma se quella prima indagine avesse individuato i colpevoli, se pezzi dello Stato non fossero stati collusi… forse la storia sarebbe stata diversa.

Un decennio straordinario. Non ci sono solo le bombe, le stragi, la P38… ci sono tante altre cose, conquiste sociali e civili, nuove idee per la politica e la democrazia. Un decennio che merita di essere conosciuto. Un gruppo di studio e ricerca di Manfredonia presenterà nel marzo 2020 una vasta sintesi di quegli anni nel web e in un libro. Ciò che è accaduto, il contesto intorno, le culture, le parole, i ritratti…

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