Adolescenti e scuola. Un impegno mancato e una sfida che abbiamo perduto.

SOCIALE

E’ tempo di esami. Si riportano dati e analisi sull’insufficiente preparazione, le competenze scarse, l’abbandono scolastico. E ogni volta meraviglia, sconcerto, “orrore” persino.

L’area più critica è la scuola media, il mondo degli adolescenti. L’età in cui si affacciano insofferenza e malessere. Un cambiamento brusco, in pochi mesi, nel passaggio dalle elementari alla prima media. Inizia pure l’uso di alcool (un lubrificante sociale per stare nel gruppo). Piccole dipendenze che trovano uno spazio interiore. Con l’insofferenza e i cambiamenti di umore e comportamento fanno i conti genitori e insegnanti. Gli adolescenti cercano identità nuove, mutano, e il mondo esterno è mutevole anch’esso, non offre solidità, è imprevedibile.

Dispersione scolastica. Una realtà complessa. Non un abbandono netto, ma un processo lento, assenze più o meno lunghe, disinteresse. Alla base c’è povertà materiale e dell’ambiente culturale. I risultati scadenti provengono da alunni sfavoriti linguisticamente; molti apprendono poco e male e l’esperienza scolastica diviene una sofferenza della quale non si ha un ricordo positivo. Una “povertà educativa” in crescita soprattutto nel Sud.

Equità. Nessun sistema scolastico assicura equità, quella fra scuole è difficile da raggiungere perché i territori sono diversi (anche nella stessa città, tra Centro e periferie). Ci sono differenze fra classi, e quando i risultati sono fortemente diseguali, non si può non chiamare in causa la formazione delle classi (i bravi e i meno bravi). C’è un effetto contesto. Il progresso di un alunno sarà minore quanto minore sarà il livello medio del gruppo del quale fa parte.

Nella pandemia tutto si è complicato. Le diseguaglianze socioculturali diventano visibili, la didattica a distanza mostra case piccole, affollate, rumorose…  Al centro salute mentale di Bari sono giunti molti più bambini e adolescenti. Esemplare la storia di una bambina, era volitiva e orgogliosa, con risultati scolastici positivi… Poi la didattica a distanza: “Non aveva neanche una stanza silenziosa per poter stare attenta, un computer come si deve. La bambina si è ritirata nel suo mondo, si è desocializzata. Infine si è rifiutata di connettersi. Una forma depressiva infantile”.

Con la pandemia abbiano scoperto la lezione frontale, sia in presenza che a distanza. Prima non era un problema. La lezione non era mai solo “frontale”. Si mettevano insieme mezzi tradizionali e nuovi: disegnare, leggere i giornali, fare video, recitare poesie, teatro. Oggi scopriamo la “lezione frontale e i suoi limiti”, e si lamenta l’assenza di laboratori, di compresenze, di lavoro di gruppo.

Conflittualità tra genitori e docenti. Aumentano le disuguaglianze? E’ certo che a scuola non possono essere tenute nascoste, ed è cresciuto il risentimento di ragazzi e famiglie. Emergono valori diversi nelle famiglie e nei gruppi sociali. Dal contesto familiare viene la motivazione ad imparare, le scelte future, le aspirazioni. Ma non per tutti contano lo studio, la fatica dell’imparare, le competenze… per non parlare della formazione umana e personale.

Docenti smarriti, lasciati soli con adolescenti mutati e mutanti. L’attenzione concentrata solo a contenere il contagio. Nessun aiuto dall’esterno. La pandemia ha provocato la scomparsa di associazioni, interventi di recupero, attività sociali e aggregative di parrocchie e quartiere.

La scuola media era in affanno già prima della pandemia. Sulla figura e il ruolo dello psicologo a scuola, come presenza sistematica, c’erano dubbi… Ma di fronte alle difficoltà (ampiamente sottolineate) della vita scolastica e dell’attività didattica, non si poteva tempestivamente sperimentare la presenza di una equipe socio-psicologica che fosse momento di confronto e di riflessione? Perché non aumentare anche il numero dei docenti di sostegno? Se non ora quando? Eppure molti soldi sono stati spesi per tante altre cose! E le classi “pollaio”? Gli alunni nel Sud sono nettamente diminuiti, che ne è delle aule non utilizzate?  E non era questa l’occasione per riflettere sui contenuti offerti e sulle differenze di genere che fanno affiorare competenze diverse in italiano e nelle matematiche? E che accadrà nel prossimo autunno?

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