Il fuoco e oltre. Le domande e le paure delle comunità. Ci salveranno i colonnelli?
E’ stata una esperienza terribile, paura diretta e indiretta, per le persone, il paesaggio, la natura.
Il fuoco è tra le catastrofi ricorrenti del passato. Delle città e civiltà antiche gli unici resti che abbiamo sono tavolette di creta, vasi, cocci… Ciò che resiste al fuoco. Nel 508 la flotta bizantina sbarca a Siponto per dare fuoco ai campi di cereali prossimi alla mietitura nel Tavoliere: un immenso inarrestabile rogo. Vendetta e azione bellica contro Teodorico, reo di avere sconfinato nei territori balcanici sotto l’influenza bizantina. Facilmente bruciavano le città: a Firenze nel 1304 l’incendio, appiccato da una delle fazioni rivali, distrusse l’intero centro storico. La case erano di legno, dentro vi era paglia, fieno… Le autorità provvedevano, ponevano limiti e controlli, a Siena crearono un corpo di vigili del fuoco.
E’ un atto vile e facile da compiere. E questo genera paura e rabbia. Mai come questa volta si sentiva il bisogno di sapere e informarsi. Gli incendi riconosciuti dal fumo nero, dal rumore dei canadair che sorvolavano sulle nostre teste. Poi arrivavano le notizie sui social, le foto… Si avvertiva un’empatia forte e impensabile per animali e piante. A Manfredonia, a cura della Bottega degli apocrifi, un incontro per cercare di capire. Una specie di drenaggio emotivo. E’ esperienza importante condividere la sofferenza comune, accettare l’impotenza, provare ad avere fiducia in quelli che operavano, rischiavano… All’incontro non mancavano gli “esperti” con altre parole: droni, appelli, lettere…
In questi giorni di fuoco sono emerse alcune lacune: l’assenza di un ufficio stampa del Comune, di un coordinamento tra i comuni e altri Enti… La scarsa fiducia nella politica. Che senso ha altrimenti la richiesta di convocazioni assembleari, consigli comunali aperti a tutti, alle associazioni, agli studenti… Il Consiglio comunale è il luogo principale per esaminare, valutare, prendere decisioni. C’è un tempo per spegnere il fuoco e un tempo per reagire e ricostruire. I roghi, la siccità e altri fenomeni climatici estremi si manifesteranno sempre più frequentemente nel futuro, per questo i Comuni devono attrezzarsi.
Molti non sapevano dell’Oasi. Non conoscono le campagne. L’Italia è un paese interamente rifatto. Lo è il Tavoliere, le mani dell’uomo hanno incanalato corsi d’acqua, piantato alberi. Gli argini al Cervaro, Candelaro, Carapelle hanno poco più di cento anni. L’Oasi del lago salso, le paludi sipontine sono state conservate dall’uomo… La difesa del paesaggio è nella Costituzione, e richiede una cittadinanza consapevole e informata.
C’è il Piano paesaggistico regionale, approvato nel 2015, che indica numerosi elementi da tenere sotto osservazione: manutenzione dei canali e delle strade, cura delle aree dei canneti e dei fichidindia, delle pinete, della macchia mediterranea… patto con gli agricoltori (fornire servizi e chiedere il controllo del territorio). Occorre inoltre rendere possibili i percorsi a piedi e con biciclette sugli argini, lungo le vie storiche… Si aprono (solennemente inaugurati) tratturi, sentieri, quelli della transumanza, dei pellegrinaggi, verso i conventi, nei boschi, e non sono frequentati, sono insicuri, spesso recintati. “Solo per i gruppi organizzati!”. Ma è la gente che si muove liberamente a proteggere paesaggio e ambiente.
Nel territorio c’è l’aeroporto di Amendola. Il comandante è destinatario di una strana lettera – appello, inutile e fuorviante di una trentina di soggetti sipontini. Si chiede la protezione aerea… Con gli “f 35”? Il Tavoliere fu per gli alleati un immenso aeroporto per colpire Italia del Nord e la Germania. Ora pare sia il primo aeroporto militare della Nato in Europa, sicuramente lo è del Mediterraneo. Da qui sono partiti gli aerei per bombardare Belgrado e altri luoghi.
Mettiamo in discussione la Nato? No. Ma rispetto dei ruoli e informazione adeguata. Spesso mancata. Nel 1972, fu concessa agli USA la base navale nell’arcipelago sardo della Maddalena, per sommergibili a propulsione nucleare. L’operazione, condotta in segretezza, anche del Parlamento, procurò proteste ricorrenti della popolazione. Nell’Ottobre dello stesso anno Italia e Urss firmarono un protocollo di intesa per il mantenimento di pace e sicurezza. L’Italia, pur nella Nato, cercava di avere buoni rapporti anche con il blocco sovietico. Nei primi anni Ottanta proteste contro la base Nato a Comiso – per missili Cruise a testata nucleare -, poi smantellata. Nel 1980 la tragedia di Ustica, Da Bologna parte il volo per Palermo. L’aereo scompare in mare, tutti i passeggeri muoiono. Ipotesi: esplosione in volo, collisione con aereo militare, meteorite, un missile… Decenni di inchieste commissioni parlamentari, sempre un “muro di gomma”. In questi giorni (aprile 2025) pare certo un impatto tra un caccia americano e il Dc 9 civile, nel corso di una battaglia aerea con i Mig libici. Ipotesi già contenuta nella sentenza ordinanza del giudice Rosario Priore. Mentirono tutti i capi dell’aeronautica. Doppio stato e doppia fedeltà. La fedeltà atlantica superiore alla Costituzione italiana! Tutte queste vicende generarono conflitti e polemiche per l’assenza di informazioni. Oggi con il riarmo, con scenari di guerra evidenti… non è assurdo chiedere protezione dagli incendi a un aeroporto che è specializzato a fare altro? A meno che la lettera non sia indirizzata al comandante per sottolineare le inadempienze delle istituzioni democratiche… Insomma uno scherzo, una provocazione… Come a dire: “Colonnello, pensaci tu!”




