1945. Inizia l’era nucleare. I timori di Einstein. Le scelte dei fisici italiani: Fermi e Majorana.

CULTURA

Tra il 6 e il 9 agosto di 80 anni fa, a Hiroshima e Nagasaki, va in scena l’Apocalisse.

Roosevelt muore il 12 aprile del 1945. Subentra Harry Truman quando la guerra è già vinta. I russi liberano Auschwitz il 25 aprile, la Germania firma la resa incondizionata il 7 maggio, mentre nel Pacifico si continua a combattere e a morire. La Russia dichiara guerra al Giappone, che resiste. Il neopresidente americano è informato dal segretario alla Difesa del progetto Manhattan e della “Bomba”, che mostra di cosa è capace il 16 luglio. Provarla contro il Giappone? L’uso della Bomba non trova oppositori. In seguito i generali Mc Arthur ed Eisenhower fanno intendere che erano contrari a usarla sui civili. Ogni guerra lascia qualcosa, apre fronti con cui bisogna fare i conti. Quello della seconda guerra mondiale è la definitiva scomparsa di ogni distinzione tra civili e militari. In Oriente lo dimostrano i massacri dei civili cinesi operati dai giapponesi, in Germania i bombardamenti “totali” alleati su Dresda e Berlino, in Giappone le bombe incendiarie su molte città prima dell’Atomica… Senza alcun fine strategico se non di fiaccare la resistenza.

Il dibattito sull’Atomica (necessità o crimine di guerra) non arriva a nessuna soluzione. Ne parlano film famosi (Hiroshima mon amour,  il dott. Stranamore, Rapsodia in  agosto, Oppenheimer…). Si interrogano fisici, filosofi, testimoni. Cfr. L’ultima vittima di Hiroshima, il carteggio tra Gunther Anders e Claude Eatharly, il pilota della Bomba: rifiuta ogni riconoscimento, internato in un ospedale psichiatrico, vi rimane fino alla morte, sommerso dai sensi di colpa.

I fisici hanno contribuito a costruire l’arma più formidabile e pericolosa di tutti i tempi e sono tormentati da un senso di responsabilità e colpa”, scrive nel 1945 Einstein. Egli non si considera “il padre dell’energia atomica”, ma ritiene giusto che quest’arma sia “nelle mani di americani e inglesi, quali fiduciari dell’umanità”. E’ convinto che il segreto dell’Atomica non debba essere rivelato, ma “dobbiamo chiarire che noi facciano della bomba un segreto non in funzione della nostra potenza, ma in funzione della speranza di stabilire la pace mediante un governo mondiale”. Einstein è angosciato da un possibile conflitto nucleare, qualora l’Atomica divenisse patrimonio di altre potenze. L’uso della Bomba non ha creato un nuovo problema, ha solo reso più urgente la necessità di un governo mondiale, da formare coinvolgendo e rassicurando l’Urss. Gli rispondono i fisici sovietici nel 1947, sottolineando l’ingenuità delle sue proposte. La bomba atomica sovietica, il 29 agosto del 1949, getta nel panico tutti, ma contrariamente a quello che pensa Einstein l’equilibrio del terrore riesce a funzionare.

Parlare della Bomba non significa parlare al passato ma porsi domande sull’oggi. Quale è la posizione dell’Italia? Cosa pensano gli scrittori italiani? Sottolinea Primo Levi nel 1987:  La politica nucleare dell’Italia è sotto il segno dell’ambiguità. L’Italia non ha arsenali, ma ospita bombe atomiche. Marginalità, passività, innocenza? C’è la responsabilità storica  della tecnologia nucleare. E’ nel gruppo di Enrico Fermi di via Panisperna che l’era atomica affonda le sue radici. Nel 1954 la filosofa Hanna Arendt definisce l’Europa “fintamente innocente” e sottolinea il ruolo decisivo degli scienziati europei, e italiani in particolare.

L’Italia responsabile della bomba? No. Ma passività e marginalità non significano innocenza. Una responsabilità indiretta sia per le implicazioni culturali (gli italiani creatori, anche se non in Italia) e sia per il posizionamento geopolitico. Nel 1938 Fermi vince il Nobel per la fisica, da Stoccolma si rifugia con la famiglia a Chicago (USA), dove nel 1942 realizza la prima reazione nucleare. Nello stesso anno Ettore Majorana, in un viaggio da Palermo a Napoli, dove è stato nominato per chiara fama sulla cattedra di fisica, scompare. Per Sciascia il giovane fisico, brillante come Heisenberg, Bohr, Einstein, intravede la devastazione dell’Atomica e decide di sparire.

L’era nucleare pervade le opere di Moravia, Morante, Calvino, Pasolini, Sciascia. Ne parla in un libro A. M. Mariani, l’Italia e la bomba, la letteratura nell’era atomica. Moravia visita più volte Hiroshima, tra il 1982 – 1986, scrive articoli e racconti, riuniti in “L’inverno nucleare”. Come introduzione c’è una lettera da Hiroshima: “Non sono più quel tale individuo, a nome Alberto Moravia, non sono più italiano, europeo, ma soltanto membro della specie, e per giunta membro di una specie destinata, a quanto pare, ad estinguersi al più presto”. Si chiede, inoltre, “se l’atomica sia il capolavoro, l’opera conclusiva e necessaria dell’ultima civiltà terrestre o se sia possibile ritrovare all’interno della coscienza della specie la forza vitale che se la lasci indietro riducendola a un errore”.

Oggi c’è intorno a noi una incalzante retorica bellica, la previsione di un guerra ritenuta inevitabile tra potenze nucleari, imponenti politiche di riarmo… Non c’è più il clima del dopoguerra. Come recuperare l’impegno proprio dell’era atomica? Come ampliare l’orizzonte delle nostre responsabilità? Come e cosa insegnare?

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