I ghetti di Capitanata e il Pnrr. La svolta che non c’è. Da dove si può (e si deve) ricominciare?
Inizio del 2022. Lettera di una imprenditrice (Cariglia) ai suoi “colleghi”: a Manfredonia per i migranti arrivano oltre 50 milioni di Euro. Cogliamo l’occasione!
Il Pnrr destina 53 milioni di Euro per alloggi agli immigrati dei ghetti di Capitanata. 5 milioni per ristrutturazioni, 32 milioni per nuove costruzioni. Il resto per servizi sociali e integrazione. La giunta Rotice, all’inizio del suo mandato, approva in Giunta (senza alcun dibattito) il “progetto” del Politecnico di Bari. La proposta: spostare (ca 6.000 persone tra “pista” e ghetto) nei borghi “fascisti” intorno a Foggia: Mezzanone, Incoronata, Cervaro, Segezia, Giardinetto, questi ultimi a 10 – 15 km dal capoluogo, verso i Monti Dauni.
Escluso l’agro di Manfredonia. Il progetto del Politecnico è fermo ai primi borghi fascisti, non tiene conto che il piano generale della Opera Nazionale Combattenti (ONC) prevedeva altri borghi verso Manfredonia. Non tiene conto della Riforma agraria degli anni ’50, con centinaia di poderi e nuovi villaggi (Fonte Rosa, Beccarini, Amendola, Tressanti…). Né dei piccoli insediamenti, sparsi nel Tavoliere: dove vivono nuclei familiari che hanno una rete di rapporti etnici, religiosi, familiari… Il progetto nemmeno tiene conto delle indicazioni di prefetti e commissari (e dei tavoli di concertazione) sulla necessità di allargare gli insediamenti nell’area di Manfredonia (Fonterosa, Amendola…).
Il progetto approvato viene silenziosamente accantonato. Emerge come unica soluzione Borgo Mezzanone, dove costruire 3.000 – 4.000 posti letti. I residenti si oppongono. E’ pensabile insediare un numero così alto di persone in una borgata che conta 700 – 800 abitanti? Si progetta una nuova città: può la responsabilità pesare solo sul Comune di Manfredonia? Dopo varie consultazioni c’è un dimezzamento dei numeri, ma sempre e solo a Borgo Mezzanone.
Gli insediamenti irregolari di immigrati nascono a fine anni Ottanta. Non sono inizialmente ghetti. Arrivano per il periodo di raccolta dei pomodori, vivono nelle tende in gruppi provenienti dal Nord e dall’estero (Polonia, Romania…). Poi sulla pista nasce il Cara (Centro di accoglienza richiedenti asilo). A fianco si sviluppa un insediamento abusivo: i respinti dall’asilo non vanno via, fanno ricorso, si fermano all’esterno… La “pista” cresce, come il ghetto di “Rignano”… Luoghi al centro della cronaca. Il cosiddetto ghetto di “Rignano” viene smantellato con le ruspe, nel marzo 2017. Gli immigrati si disperdono, dopo qualche giorno il ghetto rinasce un po’ più in là. Nei post dei giorni successivi tutti i politici di Capitanata elogiano Emiliano, senza fare alcuna proposta né per l’emergenza, né per il futuro.
Si alternano prefetti e commissari, circolano idee e proposte: case in legno delle aree terremotate, tendopoli, micro insediamenti intorno alle case cantoniere, roulottes dismesse dalla protezione civile… A seguire l’Albergo diffuso” dell’assessora Elena Gentile, gli sforzi dell’assessore Guglielmo Minervini di coinvolgere il terzo settore, lo scoramento del dirigente regionale Stefano Fumarulo: troppi i soldi spesi per acqua, postazione sanitaria… e sempre in emergenza!
Mutano i soggetti e mutano orientamenti politici, circolano opinioni, umori… Voci che corrono e che pesano. Per alcuni è opportuno non enfatizzare gli interventi: “Costruire case per gli immigrati… e per i nostri?” Altri trovano indecorose le soluzioni e le sistemazioni transitorie; auspicano interventi definitivi, dignitosi…. Senza dire quali.
Il Pnrr nazionale a meno di un anno dalla scadenza (31 agosto 2026) presenta impegni di spesa non soddisfacenti, con molti obiettivi nel frattempo rivisti. A Borgo Mezzanone la scadenza non potrà mai essere rispettata. Il governo nazionale non risponde, perché non sa cosa dire.
Borgo Mezzanone (la parrocchia, la scuola…) continua a essere presente. Lì la diocesi ha compiuto sabato scorso il pellegrinaggio del giubileo, e don Stefano Mazzone (responsabile Migrantes) ha ricordato alcuni interventi: Casa Speranza (dove sono passati e aiutati un migliaio di immigrati), campi d’accoglienza, postazioni di servizi igienici e docce, corsi di formazione, cita anche “Le vite accanto” di Traniello, film girato nel borgo e che è riproposto in questi giorni a Manfredonia e S. Giovanni Rotondo. Lamenta le strumentalizzazioni, le narrazioni sempre uguali e ripetitive.
Da dove ricominciare? Dai residenti a Mezzanone innanzitutto, ragionare con essi sui nuovi numeri proposti e sui nuovi servizi per la borgata. Ma pensare contestualmente ad almeno altri due insediamenti nel Centro e nel basso Tavoliere. Vicini ai campi di lavoro. Chi progetta deve conoscere i luoghi, le distanze, le etnie, le esigenze dell’agricoltura, la manodopera necessaria.
Ogni intervento per gli immigrati è complesso, intreccia lavoro, casa, trasporti, lingua-scuola… Sul fenomeno occorre uno sguardo privo di pregiudizi. I ghetti non raccolgono una massa informe: dentro ci sono quelli che lavorano, sono in regola, stanno lì perché pagano poco e mandano più soldi a casa (come gli emigrati italiani), poi ci sono quelli che si nascondano, quelli che si proteggono insieme. Sulla “pista” la popolazione è cresciuta. Altrettanto insicurezza e precarietà. In questi giorni sono stati accoltellate 2 – 3 persone… Occorre avvicinarsi con il rispetto che aveva padre Arcangelo Maira: girava in bici, nel ghetto insegnava italiano, lì aveva attrezzato una piccola officina per biciclette… Molti immigrati oggi si spostano da Foggia, Orta nova, Carapelle… in bicicletta.
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