Il Tavoliere senza cura e senza gente, senza politici visionari e neppure vedenti.

POLITICA LOCALE

Un professore dell’Università Cattolica di Milano (Marco Grazioli) vede a New York tre ragazzi che dipingono un murales. Si ferma e uno di essi chiede: “Da dove vieni?” “Italia”. “Ah Lorenzetti! Il buon governo. Qui stiamo facendo la stessa cosa”.

Ambrogio Lorenzetti (1290 ca-1348) dipinse a Siena “Allegoria del buon e del cattivo governo”. Un’opera celebre nel mondo, all’attenzione di studiosi di arte, diritto, politica… Un’estesa pittura commissionata dalla classe dei mercanti, che esprime la volontà di governare con il consenso una città non pacificata. L’opera innova profondamente la comunicazione politica, e il lavoro dell’artista riporta l’humus della comunità civica. Rappresenta le virtù e i vizi dei governanti e i loro effetti civili e sociali nella città e nel contado. Nella campagna vediamo filari di piante, fattorie ben tenute, contadini al lavoro, mercanti e viaggiatori che sicuri si muovono lungo le strade. Gentiluomini e gentildonne a cavallo, donne del popolo in compagnia per le vie agresti raccolgono frutti ed erbe… Le campagne, insomma, sono ben curate.

Percorro in auto la strada “Borgo Mezzanone-Carapelle“. Poco più di dieci chilometri in oltre mezzora. Le buche estese e piene di acqua, procedo a passo d’uomo. Vedo una vasta superficie, un tempo recintata, coperta di rifiuti di ogni genere. Nelle vicinanze vigneti e coltivazioni orticole. Un paesaggio simile in altri luoghi. Da Macchia Rotonda a Fonte Rosa, Beccarini… estese coltivazioni: peperoni, melanzane, cavolfiori, cime di rape… Sul ponte del Candelaro sono bloccato da un gregge di pecore…

Ovunque grandi vasconi di raccolta delle acque e impianti a goccia. Pesano siccità e salinizzazione delle falde acquifere. Nel Tavoliere è emergenza idrica: l’acqua c’era ed è stata usata male. I pozzi artesiani hanno permesso per decenni la coltivazione di barbabietole lavorate in tre zuccherifici e poi di pomodori. Ora vi sono centinaia di pozzi artesiani dismessi. Lì sono scaricati rifiuti liquidi. Scarne notizie appaiono sulla stampa, presto dimenticate. Come quelle dei rifiuti tossici in aree sottoposte.

Il Tavoliere non è totalmente piatto, si alternano aree basse e sopraelevate. La toponomastica riporta vaste zone sottoposte (Innacquata, Cutino, Mare morto, Alma dannata…), che attirano la criminalità per la facile dispersione di rifiuti. In questi giorni, nell’alveo del torrente Carapelle, sono trovati i resti di una persona morta da tempo. Nella stessa area sono avvenuti 3 omicidi. In quella zona (Alma dannata) la Guardia di Finanza ha scoperto il “versamento” di tonnellate di sostanze nocive.

La pianura di Capitanata è stata densamente popolata, dal neolitico in poi, fino al tardo Medioevo, in particolare sulle alture (come testimoniano i reperti archeologici a Monte Aquilone, la Cupola, Colmo d’ischia…). Con la peste del 1348 scompaiono centinaia di casali. Malaria, terreni paludosi, destinazione a pascolo di gran parte del Tavoliere, la creazione di latifondi e grandi masserie. “Capitanata triste”, l’immagine ricorrente nell’Ottocento. Nel Novecento opere di bonifica e riforma agraria. Ma l’assegnazione di centinaia di poderi non riesce a contrastare spopolamento ed emigrazione.

Resta un’immensa pianura senza abitanti, concentrati in lontananza in grossi centri; tra questi e la campagna vi è separazione e timore. Si vive in città e poi si va “fuori”, alla “Puglia”, come si dice ancora in molti paesi. Le masserie, i poderi sono abbandonati, e, in estate, quando tira il favonio, somigliano a quegli agglomerati fantasmi del cinema western italiano. Oggi qualcosa si muove, il paesaggio sembra mutare, altre presenze di uomini e donne provano a sistemarsi e a vivere.

Si stenta a riconoscere la ricchezza dell’agricoltura di Capitanata. Questa provincia è ai primi posti a livello nazionale per esportazione di prodotti agricoli, e, proprio con il comparto agroalimentare, raggiunge un Pil superiore a molte province del Centro-Nord. Un’area “produttiva” che necessita di manodopera straniera. Nei Comuni di Cerignola, Orta nova, Trinitapoli… l’agricoltura è ben considerata. A Manfredonia ignorata.

Con il il Pnrr si poteva “sognare” intorno alle case cantoniere, ai villaggi… forme di ripopolamento del Tavoliere, insediamenti e servizi per i dannati del ghetto e nuove famiglie. Un progetto così ambizioso (ma utile e necessario) molti non riescono nemmeno a immaginarlo. Si pensa allora a un unico grosso insediamento di 4 – 5 mila persone. Ed ecco l’assegnazione di 53 milioni a Manfredonia. Un’irresponsabile polpetta avvelenata. In due anni il Comune deve far nascere un paese come Zapponeta o Mattinata o Stornara…

Si usa un termine oggi molto apprezzato: avere visioni, essere visionari. Ci accontenteremmo di politici vedenti... che conoscano le contrade fondiarie, la condizione delle strade, la mobilità dei braccianti, le opportunità… “E’ la gente che protegge la gente” . E senza la gente il Tavoliere sarà sempre fragile ed esposto a gravi fatti ambientali e criminali: l’incendio del Lago Salso, le ecoballe… i furti quotidiani, i danneggiamenti… la scomparsa delle persone.



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