Senza sole e senza arcobaleno non si vince.

CULTURA

NO- I giorni dell’arcobaleno è un film cileno di tre anni fa e racconta il referendum che ha portato alla fine del dittatore Pinochet. Referendum indetto nel 1988, su pressioni internazionali, per esprimersi sulla continuità del suo governo per altri 8 anni. Pinochet era arciconvinto della vittoria e per la prima volta le porte della televisione furono aperte anche all’opposizione: quindici minuti al giorno per circa un mese. Fu contattato un esperto pubblicitario e tutta l’opposizione pensava che bisognasse mostrare le persecuzioni, le torture, il racconto delle mamme dei figli scomparsi. E si iniziò così. Poi però i pubblicitari si accorsero che non funzionava. Perciò, nonostante le perplessità dei politici anti Pinochet, andarono oltre. Le immagini dei torturati e delle colpe della dittatura sullo sfondo, in primo piano lanciarono una proposta di vita, di speranza, di gioia. Il logo: un arcobaleno e il sole. Lo slogan: “Chile! La alegria ya viene”. Vinsero i No per il 55% inaspettatamente. E vinsero perché aumentarono i votanti, attratti da quel messaggio di speranza.

Ho pensato a questo film quando vedevo Fassino in televisione con la sua concorrente. Era in evidente difficoltà. Fassino ha governato bene, ma credo che abbia sbagliato approccio. Poteva vincere al primo turno se fosse stato più coraggioso verso il futuro, non avesse negato le difficoltà della città.

Nelle grandi città gli oppositori hanno puntato sulle periferie, le città divise in due, le diseguaglianze. E questo ha funzionato. Unitamente a una maggiore freschezza e anche impertinenza. La richiesta oggi è la governabilità: sicurezza, pulizia, decoro, servizi. Le olimpiadi? Vedremo. La Tav? Torniamo a ragionare. Palazzi della cultura, impianti… tutte cose positive, ma sempre le due candidate di 5 stelle a Roma e Torino ripetevano che oggi i cittadini chiedono il governo del territorio, l’ordine, interventi per i campi rom, i Centri sociali… Oggi, non domani. Sarebbe come dire che agli abitanti dei comparti che chiedono trasporti, servizi, pulizia, taglio dell’erba… il sindaco di Manfredonia rispondesse che entro 6 anni sarà costruito un grande impianto sportivo con piste di pattinaggio, campetti…! Le due candidate hanno avuto ragione. Parliamo di oggi. Poi aggiungevano frecciate alle banche, al debito, alla burocrazia comunale, alla corruzione. Su questi elementi si è costruito un rapporto con la gente.

Da quando tempo si parla di periferie? L’architetto Renzo Piano ha creato un gruppo di lavoro per la riqualificazione delle periferie che “devono diventare città”, devono essere sanate e riumanizzate. A Manfredonia se ne parla da anni. C’è stato pure nel 2011 un grande concorso fotografico nazionale “Passione Italia”, con una sezione dedicata alle periferie e, a cura di “Manfredonia fotografica”, venne allestita, nel chiostro del Comune, una bella mostra che raccontava le periferie di questa città. Me lo ha ricordato tre giorni fa Raul Allegretti, infaticabile e straordinario animatore culturale, deceduto purtroppo improvvisamente ieri 23 giugno.

Questa campagna elettorale è servita a qualcosa. Ha posto al centro problemi importanti: le disuguaglianze, le mancanze di opportunità, le ingiustizie. E’ tutti ne hanno dovuto tener conto. Non si vive senza futuro, bisogna far intravedere vie di uscita e costruirle.  Si è abbassato troppo lo sguardo e si si è confuso “la caduta degli idoli con la fine degli ideali”. Sulla porta sud del Battistero di Firenze la “Speranza” siede in attesa. Sebbene sia alata e, nonostante le ali, alza le braccia, un movimento che indica ricerca di nuove idee, spazi mentali per uscire dalla quotidianità insopportabile. Che sarebbe la vita se non trovassimo idee di superamento? Non un mondo perfetto, ma semplicemente un mondo possibile. Senza le ali, passo dopo passo. Un mondo meno ingiusto. E qualcosa si muove. Proprio un paio di giorni fa ho incontrato casualmente due architetti e mi dicevano che stavano pensando di preparare gratuitamente piccoli progetti di sistemazione nelle aree periferiche, da discutere e consegnare agli abitanti.

 

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