Uomini garganici che hanno amato la propria terra e sognato l’Europa

CULTURA

Giace “assonnata la vecchia Europa”, un continente impoverito e carico “di vergogna paura e di sterminio”. Così scrive Cristanziano Serricchio, “uomo mediterraneo”, poeta della luce, del sole, degli ulivi, delle stagioni. Paesaggio fisico che è paesaggio culturale: Serricchio è poeta delle relazioni, delle “mani amiche”, delle generazioni che si incontrano, della parola che unisce e fa vibrare “desideri e pensieri”. Una parola, però, che, nei nostri tragici anni, non ha più forza e che “sta morendo, fragile, / incompresa, violentata da tempo…” Il preside Serricchio sempre ha curato e celebrato nella scuola la giornata per l’Europa. Con sofferenza nelle sue ultime raccolte poetiche, di fronte allo “scempio dell’umano vivere” e al “sangue svilito dei morti” di Srebrenica, di Dubronvik, dell’Iraq… invocava l’Europa. E chiedeva di riprendere il cammino perduto, di ridare slancio al sogno oscurato, di “riannodare i fili, se terranno/ affinché più non duri tra Abeli/ e Caini la trafila dei morti/ la fredda sordità della Parola”.

Più volte l’Europa ha dovuto riannodare i fili della sua storia. Dopo le grandi invasioni (o migrazioni di popoli), la fine della pax romana, lentamente sono emersi nuovi racconti, i cui fili si intrecciavano lungo le vie dei pellegrinaggi. Ed è nata l’Europa cristiana. Proprio questa terra è stata un luogo privilegiato per ricostruire una identità europea. Già prima dell’anno Mille “Monte S. Angelo brulicò di pellegrini (inglesi, francesi, tedeschi, irlandesi…), di crociati e di guerrieri di tutte le nazioni”. Dal Nord Europa e dall’Oriente, lungo le strade romane, vie illustri e meno illustri, giungevano scie ininterrotte: imperatori (a piedi scalzi verso la montagna dell’Arcangelo), nobildonne (Matilde) con il seguito di damigelle, santi e peccatori, poveri e signori, uomini e donne. Uno dei fenomeni più straordinari della storia: facevano testamento prima di partire e molti non tornavano o si fermavano qui, e questo territorio si popolò di casali, abbazie, luoghi di accoglienza. Il Gargano era terra di frontiera, e Michele Melillo parla di otto “strisce di popolo”, otto vie percorse contemporaneamente da colonne di pellegrini che salivano verso la Grotta Sacra e riempivano la parte del Gargano che si affaccia sulla città di Siponto di preghiere e canti, in lingue diverse.

Un nuovo sentire comune, una nuova Europa è nata lungo le vie dei pellegrinaggi. Nuove lingue, i grandi poemi cristiani  (Chanson de Roland, El Cid…), poi la Divina Commedia…  Il Medio Evo si avvia al tramonto e si aprono nuove lacerazioni, conflitti, spinte disgregatrici; gradualmente emergono tra l’Italia, la Francia, la Germania nuove narrazioni: la bellezza e la grandezza dell’uomo (Rinascimento), l’uguaglianza (Illuminismo), il sentimento che rende unico una persona e un popolo (Romanticismo). E poi le terribili follie del Novecento, i totalitarismi, i lager, i gulag, la seconda guerra mondiale, e dalle macerie un altro sogno. A Ventotene. Un sogno oggi offuscato: nuovi mutamenti e sfide, e bisogna ripartire.

E’ la nostra storia. Ripartire dalla cura del territorio, dal buon governo… Anche dalla flebile voce di questi garganici d’Europa che sapevano amare la loro terra senza cadere nel provincialismo. Amavano il paesaggio, la lingua, raccoglievano parole e oggetti, senza perdere l’orizzonte comune più vasto. A Melillo e Serricchio desidero aggiungere Antonio Ciuffreda che, da preside del Liceo classico “Gian Tommaso Giordani” di Monte S. Angelo, mi mostrava gli appunti delle sue lezioni, nelle quali parlava agli studenti sessanta anni fa di Dante e di Goethe, di Tasso e di Shakespeare, di Leopardi e di Schiller, e che in una conferenza, sulla fine dell’esperienza comunista, diceva che solo una Europa “avviata a una nuova unità, potrà favorire lo sviluppo di stabili rapporti di pace”. A queste voci accostiamo quelle dei tanti giovani del Sud che si muovono sulle strade d’Europa, che si incontrano e si riconoscono come europei. Mantengono ancora la residenza, ma sono centinaia di migliaia quelli emigrati negli ultimi dieci anni dal Mezzogiorno.

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