Lo spettacolo di Monticchio, il quartiere stretto, costruito a casaccio.

CULTURA

Chi amministra conosce la città? I politici, i tecnici, i tanti operatori sociali e culturali conoscono i quartieri? Hanno mai vista la città dal Belvedere della frazione Montagna, dal molo? Hanno mai girato a piedi per le strade? Hanno provato a immaginare cosa vuol dire abitare nel II piano di zona e nelle periferie? Sanno del rapporto complesso delle nuove aree abitative con il Centro storico?

A Monticchio (quartiere che ha accolto inizialmente famiglie trasferitesi da Monte S. Angelo) vedo piccoli negozi, piazzette anguste (qualche albero e panchine), si scende giù e si arriva immediatamente alla Rotonda, sul lungomare; sembra che tutto sia raggiungibile: il mare, le fermate degli autobus, anche l’area costiera, quella verso il porto industriale. Non capisco perché da Monticchio si debba usare l’auto per arrivare nel Centro! Molte sono le abitazioni a piano terra e qualche sedia occupa la strada davanti all’uscio. Una dimensione stretta, che protegge. Panifici, pizzerie, calzolai, esercizi di “generi alimentari”, dove affiora in modo discreto un quaderno che riporta la spesa della giornata. Un sistema antico di credito, che avevo dimenticato e che per fortuna esiste ancora.

Manfredonia non conosce, ignora l’arte urbanistica. Sul vecchio tronco della città, ampio e sistematico, essa si è malauguratamente estesa anziché elevata ed oggi conta, tra l’altro, due rioni – Monticchio e Scaloria – che possono senz’altro definirsi due giuncate di vie paraboliche, di viuzze, di vicoli, ecc. E si continua a costruire a casaccio il solito vano terra… ” (così scrive il 2 gennaio 1933 Il popolo d’Italia, citato da Michele Magno). Quelle “giuncate” di vie e viuzze disordinate poi hanno trovato un ordine. Il disordine si è avuto dopo con gli edifici di 6 – 7 piani degli anni Settanta, che hanno creato una densità abitativa difficile da sostenere.

Manfredonia ha costruito nello stretto meglio che negli spazi aperti e vasti”, mi disse un architetto. Nelle periferie antiche (Monticchio, Croce, Scaloria), che fasciano il Centro storico, tutto è stretto. E’ difficile muoversi in auto e parcheggiare, difficile andare in bicicletta o camminare a piedi e per questo motivo si desideravano quartieri con strade larghe, viali…

La vita urbana presenta due aspetti rilevanti: il vicinato e gli spazi pubblici. L’esperienza del vicinato è vissuta intensamente da persone che meno partecipano ad altri contesti. Il contenuto delle relazioni può limitarsi alle buone maniere e a comportamenti rispettosi (saluti, cura degli spazi comuni), ma ci si può scambiare altro: beni, servizi, utensili domestici. Qualcosa di normale e di semplice. Piccole cose che potrebbero essere fatte da un parente, che però abita lontano. Ecco perché il migliore vicino è quello dell’uscio accanto. Possono avere i medesimi bisogni (famiglie di anziani) o diversi, che però bene si integrano: persone più giovani che accompagnano a prendere la pensione o persone anziane che “guardano” i bambini in strada, sorvegliano la casa, accudiscono piccoli animali domestici. Altra questione è lo spazio pubblico, quello condiviso. E’ la frequentazione, il senso di sicurezza, l’interazione che fanno diventare spazio sociale tanti angoli della città: la strada, i piccoli negozi, le piazzole… danno il senso della comunità, lì si recita lo spettacolo della vita. E a Monticchio (quartiere capace di adattarsi, resistente e resiliente) lo spettacolo che si recita è bello e piacevole.

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