Migranti. Tra accoglienza e integrazione, paure e ostilità. Piano Mattei e Remigrazione

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Le migrazioni si assomigliano. Quella italiana dal Sud (anni ’50 e ’60) vede la partenza di centinaia di migliaia di giovani.

Le campagne e i paesi si spopolano. Nei luoghi dove i migranti arrivano (Torino, Milano, la Germania…) fanno comodo ai “padroni”, ma nelle città non trovano case, servizi, sono esclusi, rifiutati. Alcuni si perdono. Altri investono per farsi la casa al paese e rientrano. Molti si ricongiungono con le famiglie e si spostano per sempre. La stessa cosa fanno gli immigrati asiatici, africani… oggi.

In Italia giungono immigrati prevalentemente dai 18 ai 40 anni. Di essi si ha bisogno. Un problema globale e la risposta non può essere nazionale. E’ difficile contenere l’immigrazione irregolare e ordinare i flussi. E’ ipocrita e superficiale la distinzione tra rifugiati politici e migranti economici. 27 milioni di spostamenti nell’ultimo decennio sono provocati da eventi meteorologici. Solo nei primi mesi del 2026 sono 500.000. E nel 90% la causa è la siccità, i raccolti perduti, l’assenza di prospettive.

Si programmano i flussi. Vengono assunti a distanza e si alimenta un traffico criminale. Piazzati in alcune aziende, sono licenziati dopo qualche giorno e costretti a nascondersi. Un sistema senza controllo. Gli imprenditori li richiedono per esigenze emergenziali, stagionali, commesse importanti e urgenti (cantieristica navale, agricoltura…), in un mercato del lavoro frammentato e precario. Tra inattivi (non cercano un’occupazione), disoccupati, sottoccupati che cercano il secondo lavoro, sono oltre 5 milioni. La maggioranza di essi teme la concorrenza degli stranieri e non è disposta ad accettare bassi salari. Si aggiunge pure il timore per la pressione esercitata dagli immigrati su edilizia popolare, sanità…

Quando si parla di migranti inevitabilmente i discorsi sono polarizzati: rifiuto o accoglienza, respingimento o integrazione. La sicurezza è questione fondamentale, non può essere una bandiera di parte, deve essere un obiettivo prioritario per tutti. E’ un tema che affonda nella carne viva della comunità, tocca in particolare le persone fragili, gli anziani, si intreccia con la coesione sociale, l’uguaglianza. Sicurezza è qualità dello spazio pubblico e il diritto di tutti a viverlo e frequentarlo. Nessun quartiere deve essere considerato periferico rispetto ai diritti di cittadinanza. Non è solo un problema di ordine pubblico. Il presidio del territorio passa attraverso la capacità di generare comunità. Molti stranieri vivono spesso in luoghi inospitali, sguarniti di servizi e controlli. Sono dei luoghi da risanare. Pensiamo alle stazioni ferroviarie, a molte periferie urbane, ai ghetti della Capitanata.

Come gestire l’ostilità verso i migranti? I problemi derivanti dall’immigrazione di massa sono stati negati per molto tempo. Si è criticata l’idea di assimilare gli stranieri, si accettava una linea di blanda integrazione. Si è detto che anche questo era sbagliato, perché la diversità è una ricchezza, ma in Francia sono circa 30.000 i nuclei familiari in cui un uomo ha più mogli.

I migranti e l’invecchiamento. L’Italia è il paese europeo più vecchio. Tutti gli interventi sulla natalità non incidono sul fenomeno. Per un normale avvicendamento servono 2 figli per donna, invece sono 1,18, con l’aiuto delle famiglie immigrate. Senza di esse sarebbe più basso. Il fenomeno è irreversibile, si sono ridotte drasticamente le donne fertili e il numero complessivo di giovani. Gli aiuti alle famiglie sono necessari a mantenere questi standard pur se bassi, e bisogna aiutare le famiglie immigrate. Istruzione, scuola… Sono servizi che costano… ma l’ignoranza è molto più onerosa e pericolosa.

Come si fa a governare l’immigrazione clandestina? In Italia 8.000 Km di costa. Il coinvolgimento di paesi terzi come luoghi di contenimento (senza diritti umani) è la linea della Meloni, seguita ora da altri paesi europei. “Aiutiamoli nel loro paese” era un vecchio slogan. Un paio di anni fa la Meloni ha lanciato il Piano Mattei. Una buona idea. Il piano è però senza fondi, non ha il sostegno dell’Unione africana, è criticato anche dagli eredi di Enrico Mattei.

Remigrazione. Il termine indicava nelle scienze sociali il ritorno dei migranti nel paese d’origine. Si parlava pure di emigrazione negativa, migrazione circolare. A partire dagli inizi del secolo se ne appropria l’estrema destra europea, assumendo un significato politico diverso. “Il riconoscimento del diritto fondamentale di ogni individuo a vivere nella propria patria, prevedendo non deportazioni violente, ma aiuti concreti per il ritorno volontario nelle terre di origine”. Questa scritta rassicurante è posta sul retrocopertina di “Remigrazione” di Martin Sellner, il libro è uscito in Italia nel 2025. Nel testo, però, emerge la paura della “grande sostituzione etnica“. Remigrazione è oggi sinonimo di espulsione su larga scala, rivolta non solo ai migranti irregolari ma anche a persone residenti o cittadini non assimilati. Il libro, comunque, va letto e di immigrazione e sicurezza si deve parlare. E la sinistra non può continuare a nascondersi.

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