Come se ne esce? Resistenza italiana e ucraina. Il peso tremendo del dopoguerra. 

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“L’Ucraina difende la libertà, la democrazia, l’Europa”. Questo il leitmotiv di una lunga guerra. E non è ripugnante l’idea che altri muoiano per noi?

L’aggressione ha portato un carico di dolore e odio, lungo e difficile da sopportare nell’Est Europa. Putin ha introdotto in quelle terre devastate da una storia pesante, un’overdose di altro rancore, che chissà quando e se potrà essere sanato. Dopo l’invasione, l’Europa e la Nato hanno contribuito a creare una situazione di non ritorno. Le responsabilità di oltre 4 anni di guerra si sono ampliate. Tutti in Occidente contagiati dall’eroismo e dal patriottismo. “l’Ucraina non conosce la parola resa” “Combatteremo fino all’ultimo uomo”. “Sosterremo l’Ucraina fino alla fine”. Giornali e media descrivono ed esaltano solo l’eroismo.

Ora emerge una nuda e brutale verità: nessuno sa come si può concludere. Eppure ci sono stati momenti in cui si poteva trattare. Si potevano concentrare gli sforzi diplomatici… Abbiamo visto immagini di  cittadini ucraini che a mani nude affrontavano i soldati russi, e protestavano, parlavano, discutevano. Riuscivano persino a far liberare i sindaci arrestati. Putin sembrava temere le petizioni di ricercatori e scienziati, il movimento delle mamme dei soldati…

Proviamo a cambiare lo scenario, a pensare come si poteva fermare il conflitto. La resistenza passiva, di popolo, in Ucraina e nella Russia…. Pensando a Mandela e Gandhi… . Le proposte della Comunità di S. Egidio: Kiev città aperta. Blocco delle operazioni belliche, tavoli della pace. Utopia o realismo? Era realismo per Papa Francesco.

In Europa si apre nei primi mesi di guerra una caccia alla cultura russa. Direttori d’orchestra, soprani, danzatori… “Non c’è posto per questi artisti russi se, prima, non abiurano!”. Corsi su Dostoevskij, Puskin… vietati. Conferenze, presentazioni… una corsa a cancellare, bloccare. Unica eccezione “Alla Scala” con Musorgskij e Shostakovic. Sui quotidiani l’elenco dei “putiniani”, forniti da Kiev. Qualche studioso prova inutilmente a elencare i meriti della musica, del teatro, del romanzo… Opinionisti in larghe schiere parlano di “Russia profonda”, “Santa Madre Russia”… non democratizzabile, “ed è quella che appoggia Putin”.

Armi a Kiev o no? Il dibattito lacera soprattutto la sinistra. E si affacciano confronti tra resistenza italiana e resistenza ucraina. La resistenza italiana aveva il suo elemento qualificante nella spontaneità e nel carattere volontario. Non c’erano Suv che caricavano a forza i giovani per arruolarli. Si possono vedere sul web centinaia di foto, bande di ragazzi e giovani, solari, ridenti, con armi diverse, prese in battaglia. “Ve lo immaginate Ferruccio Parri per il mondo chiedendo solo armi e soldi. E grazie a persone come lui che nella nostra Costituzione c’è l’articolo 11 e il ripudio della guerra” (Marco Revelli). La resistenza italiana è stata, scrive Claudio Pavone, tre guerre: patriottica e di liberazione, civile, di classe. Il fondo comune è in una dimensione etica e morale. Giovani carichi di rabbia e volontà di riscatto, disciplinati e con il diritto di parola. Nessuna simbologia funerea o ideologia di morte. L’eroismo non è nell’impresa disperata, ma nel sacrificio quotidiano. Volevano liberarsi di quelle incrostazioni di fascismo, ipocrisia, falsità che si portavano addosso. Le bande dei partigiani non combattono una guerra, ma una “guerriglia”, attacchi e ripiegamenti, sempre in movimento, con la preoccupazione di evitare vittime innocenti. Stavano sui monti, scesero nelle città, quando queste insorsero. In Ucraina si combatte una guerra tra Stati, ipertecnologica, sofisticata, divoratrice di miliardi e miliardi di dollari.

La popolazione nel paese aggredito è dimezzata, 4 milioni e mezzo sono gli ucraini che godono di protezione umanitaria negli stati europei. Ci sono poi quelli che sono fuggiti dall’Ucraina e dalle trincee, quelli che si nascondono… La realtà che si afferma oggi è quella del “porcospino d’acciaio”, espressione tetra e terribile, cara al vertice Ue.

Continuare il conflitto? Una decisione che pesa sulla vita di anziani, bambini, inermi. E sono essi a dirci la verità della guerra. Pare che Putin si sia pentito di aver aggredito l’Ucraina. Forse anche Zelenskij rimpiange di non avere accettato l’aereo di Biden per spostarsi all’estero e da lì dirigere l’opposizione. C’è il peso tremendo del dopoguerra: ricostruzione materiale, ma anche morale e spirituale, riconciliare i morti, i mutilati, gli orfani e quelli che sono fuggiti, si sono nascosti. E c’è il sospetto che tutti quelli che si dichiarano a favore del popolo ucraino se ne dimenticheranno.

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