Dilaga AFD (destra estrema), ma a Berlino vince “Die Linke”. Un voto che ci insegna qualcosa.

SOCIALE

“Die Linke – La Sinistra” vince a Berlino. Potrà governare con i Verdi ed Spd. Strane elezioni se vincono sia l’estrema destra che la sinistra.

La vincitrice Elif Eralp, nata a Monaco nel 1980, figlia di di genitori turchi (socialisti e sindacalisti), che proprio quell’anno, dopo il colpo di Stato, scappano dal loro paese. Ha vinto puntando sui temi sociali: diritto alla casa e necessità di un controllo pubblico dei grandi gruppi immobiliari, protezione del potere d’acquisto dei salari, difesa dei servizi pubblici. Un programma concreto e di sinistra, non ideologico.

“Se un candidato socialista può vincere a New York non c’è motivo per cui non possa accadere a Berlino”. Questo si ripeteva nella campagna elettorale berlinese. Proprio a Mamdani si è ispirata Elif Eralp e pare che da lui abbia ricevuto suggerimenti e consigli. In campagna elettorale ogni giorno Elif Eralp si recava con i compagni di partito nei cortili delle case popolari e dei quartieri marginali e poveri, distribuiva un pasto (patate, verdure, panini) a chiunque lo richiedeva, per 3 euro. “Un servizio che sarà attuato in modo permanente e quotidiano dopo la vittoria”. Die Linke (La sinistra) dovrà ora costruire una coalizione e le prime dichiarazioni di Verdi e Spd sono di apertura. Elif Eralp, per evitare equivoci, ha dichiarato che non lascerà spazio all’antisemitismo e proteggerà la popolazione ebraica, palestinese, musulmana.

I comuni sono il luogo in cui le grandi questioni politiche diventano concrete. Casa, trasporti, istruzione, mutamenti demografici, nuovi bisogni di cura… Ai sindaci si rivolgono i cittadini per chiedere servizi, scuole decenti, sostegno per l’affitto, assistenza per anziani… ai sindaci si rivolgono le imprese, imprenditori, associazioni di categoria… Nei Comuni cresce la fiducia o il contrario. Si vive la democrazia o il contrario.

Mamdani tutti questi problemi li ha portati nella campagna elettorale dell’autunno dello scorso anno. Ha stravinto a New York, nonostante le ire e le minacce di Trump. Mamdani figlio di immigrati indiani, nato in Uganda, islamico, socialista, con un programma non ideologico: alloggi sostenibili, affitti calmierati, salario minimo, asili nido, trasporti, più tasse per i ricchi.

Ha raccolto intorno al suo programma migliaia di sostenitori, un movimento eterogeneo, giovani e anziani, poveri e classi medie, immigrati, etnie diverse… Tassisti senegalesi, infermiere uzbeke, cuochi di Trinidad. “A voi, ora tutti newyorkesi… sappiate che questa città è la vostra città, e anche questa democrazia è vostra. Persone come Wesley, un newyorkese, che fa due ore di pendolarismo perché l’affitto è troppo caro in questa città… Come quella donna incontrata sul bus Harlem – South Bronx: ‘un tempo amavo New York, ora è solo un posto dove vivo’. A Richard, il tassista con cui ho fatto lo sciopero della fame di 15 giorni… Questa vittoria è per loro… Grazie a voi, renderemo questa città un luogo da amare. Ci è stata tolta l’aria, ora respirate a pieni polmoni… Respirate l’aria di una città che è rinata… Abbiamo votato da soli, ma abbiamo scelto insieme la speranza. La speranza contro il denaro, le idee meschine, la speranza contro la disperazione… sperare che l’impossibile divenisse possibile. In questo momento di oscurità politica New York sarà la luce. Difenderemo coloro che amiamo, immigrati, comunità trans, donne di colore, madri single… Un municipio a fianco dei newyorchesi ebrei senza vacillare nella lotta contro il flagello dell’antisemitismo”. Queste alcune frasi nel discorso della vittoria. (Cfr testo integrale  su www.il manifesto.it)

Due coppie di parole occorre sottolineare di Mamdani, e fatte proprie da Eralp. Competenze e compassione, messe spesso in contrapposizione. Poesia e prosa. La campagna elettorale è stata “poesia” (idee, sogni, entusiasmo), ora si governa con la “prosa” (progetti, conti pubblici, controlli), senza, però, perdere la spinta ideale.

Mamdani ha rivendicato di essere un “socialista delle fogne”, così si definivano i socialisti a Milwaukee (Wisconsin), agli inizi del ‘900; un termine attribuito per irrisione perché costruivano fogne, strade, marciapiedi… Essere “socialisti delle fogne” significa fare le cose e non chiacchiere e proclami. Mi sono ricordato che qui a Manfredonia il sindaco comunista D’Andrea (anni ’70) era chiamato dagli “intellettuali” “sindaco dei marciapiedi”. Ma proprio per questo è stato forse il sindaco più amato.

Grande la confusione tra commentatori e analisti in Germania e in Europa. Non c’è solo AFD, la cui crescita è attribuita all’ingerenza politica di Putin. Ora si comprende che le cause della crisi della politica e della democrazia sono “dentro”. Die Linke qualche anno fa stava per scomparire, poi ha attuato una rifondazione ideologica e generazionale, ha creato una direzione collegiale e pragmatica, ha saputo riconnettersi con le esigenze dei giovani, dei precari, del ceto medio impoverito… e pare che possa dare risposte che fanno sperare.


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