Altrove si corre e noi… Oltre la mafia, occasione per cambiare classe dirigente e mentalità.

SOCIALE

Noi vivremo di aria, di turismo (della parola finora) e di assistenza. L’unica preoccupazione è trovare chi deve aiutarci a sostenere il debito pubblico, a implorare Trump (inutilmente) a non metterci i dazi…

Il mondo corre e noi europei (Italia soprattutto) facciamo annunci, esprimiamo auspici, manifestiamo paure… Nei giorni scorsi abbiamo sentito che il premio Nobel per la pace è stato assegnato al primo ministro etiope Aby Ahmed Ali, che l’Etiopia cresce del 7% all’anno e che a Dicembre lancerà (con l’aiuto cinese) il primo satellite. L’annuncio è stato dato dalla presidente Work Zewde. Una donna. Il satellite sarà guidato dall’osservatorio spaziale di Entototo a 3.200 m. di altitudine e servirà a modernizzare l’agricoltura, a seguire i mutamenti climatici i fenomeni meteorologici…

Ma è l’intera Africa che, nonostante tutto, esplode. La popolazione europea e africana nel 1950 era uguale. Oggi noi siamo rimasti fermi, l’Africa supera il miliardo e mezzo, nel 2050 supererà ampiamente i due miliardi e noi diminuiremo. Il tasso di natalità in Africa è tra il 40 e 50%, noi non superiamo il 9%.

Dobbiamo guardare oltre. In Italia manca una percezione reale dell’importanza dell’economia marittima. Per anni il comparto non è stato percepito come settore industriale e produttivo. Eppure è indubbio che il futuro è legato al mare, e che la ripresa economica, in un paese con 8.000 chilometri di costa, posto al centro del Mediterraneo, debba partire dal rilancio marittimo. L’Italia (e il Sud in particolare) conta in Europa solo se porta la sua responsabilità mediterranea: contribuendo alla stabilità e allo sviluppo dell’Africa.

La nuova via della sete ha solo rallentato la sua marcia, e i porti del Mezzogiorno non rientrano ora nei piani della Cina, perché le infrastrutture e la rete ferroviaria del Meridione sono carenti. L’integrazione tra i binari, porti, retroporti è essenziale per valorizzare la posizione geografica della penisola lungo la Bri (via della seta), che non riguarda solo flussi commerciali dalla Cina, ma apre nuove possibilità di scambi e cooperazione. Dipende da quello che sappiamo fare e costruire. Potremmo esportare tecnologie verdi, prodotti sanitari, alta tecnologia, agricoltura e sicurezza alimentare.

Un quadro che si presenta policentrico in cui nessuna area appare dominante. La forbice del traffico tra i paesi della sponda Sud e quelli della sponda Nord del Mediterraneo si sta riducendo per effetto di una maggiore competitività del Nord Africa. Ma si sta riducendo anche la forbice con i porti dell’Europa settentrionale. Diviene essenziale la logistica, intorno alla quale si apre la competizione dei porti. Oggi le decisioni di investire non sono dettate solo dalla vicinanza con le materie prime o dal costo del lavoro (influiscono ma meno di un tempo), ma dalla commercializzazione, anche via Internet, e da un rapporto più attento e vicino con il mondo del consumo. Per questo sono importanti le piattaforme logistiche.

Da questo momento difficile per Manfredonia e la Capitanata (4 comuni sciolti per infiltrazioni mafiose, ristagno dell’economia, la popolazione invecchiata…) si esce guardando oltre. Al futuro. La parola crisi in cinese è costituita da due segni: il primo significa pericolo e il secondo opportunità. Ed allora consideriamo questo momento un’occasione unica, una grande opportunità per cambiare la classe dirigente. Ma innanzi tutto deve cambiare la mentalità, la cultura profonda, conciliando pragmatismo e consapevolezza di quanto sta avvenendo.

Il potenziamento delle infrastrutture terrestri e marittime del Mezzogiorno è oggi una priorità nazionale. La crescita dell’Africa, il Mediterraneo ritornato centrale sono straordinarie opportunità ed ecco quindi la necessità di riprendere discorsi mai iniziati. Il porto di Manfredonia è stato saccheggiato, e non si conoscono i responsabili. E’ un rudere, archeologia industriale senza che sia mai entrato in funzione. Pare che non sia interesse di nessuno tenerlo in piedi.

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn