Meno male che la scuola c’è, ed è essa ad aiutare a trovare un senso alla vita e al mondo

CULTURA

I genitori sono sollevati (le mamme in particolare), i ragazzi pure… L’apertura delle scuole mette ordine nella vita delle famiglie ed anche di ragazzi e adolescenti.

“Per fortuna che la scuola c’è, altrimenti non so come potremmo fare?” “L’estate è l’estate ed è una fatica. Un periodo troppo lungo” “Non ci sono orari, non sai che fanno. Tenerli in casa  è veramente difficile”. “Ho la sensazione di una dispersione di tempo. La scuola obbliga a regolare le giornate, almeno”. “Dovevano fare i compiti per le vacanze, ma i quaderni li hanno aperti solo negli ultimi giorni”. – Sono mamme che  si incontrano davanti a una scuola media dopo la lunga pausa estiva.

La scuola riapre, inizia a funzionare, i ragazzi riempiono cortili e aule… ancora euforici, parlando di esperienze vacanziere e fantacalcio. Impensabile la vita cittadina senza la scuola, mai si elogerà abbastanza questo luogo per il solo fatto di raccogliere le energie di bambini, ragazzi, giovani, e costruire qualcosa insieme. La  scuola di inizio d’anno è quella degli “uffici di segreteria”, quella che nei primi giorni fissa le norme fondamentali: calendario, orario delle lezioni, trimestre o quadrimestre, programmi, prove, valutazioni… Un quadro di riferimento generale che definisce l’organizzazione dell’intera comunità. Ed ancora le assenze, i colloqui con i genitori, le assemblee, le visite guidate…

E’ la scuola “burocratica”. Non è un luogo di spegnimento della vita, una realtà repressiva, ma dove si costruiscono le regole, e si impone il senso del limite a tutti (docenti, genitori, alunni), anche a quelli convinti che la scuola debba rispondere a richieste e bisogni immediati.

Questa scuola è la cornice. Poi viene l’altra scuola, quella che trasmette saperi, contenuti, competenze, costruisce relazioni. In un passato non lontano la scuola era verticistica, il modello era autoritario, i contenuti rigidi, il maestro un modello. La scuola era fonte di valori, di comportamenti. Una scuola che è tramontata nel ’68.

La scuola “vera”, oggi, è quella dell’incontro del maestro e degli allievi.  La scuola – radura, come la chiama Massimo Recalcati nell’ultimo libro “la luce e l’onda”, quella che tiene aperta la curiosità, gli orizzonti. In questi giorni c’è la corsa ai libri di testo. “Libro”, “libero”, entrambi i termini vengono da “liber”. Si acquistano con fastidio i libri. La ricerca dei libri usati, viene anche da parte di chi i soldi ce li ha. “I libri di testo sono quelli che servono solo per la scuola!”. Non è così. I libri costano sempre molto anche per chi compra scarpe da 200 euro e camicie da 150. Si ritiene eccessivo pagare 15 euro per un Primo Levi o l’Odissea. I libri poi bisogna portarli da casa a scuola e viceversa, e lo zaino pesa troppo. Gli insegnanti ragionevoli cercano di disciplinare questo trasporto.

Il libro è screditato. Meglio vivere che leggere? Alcuni anni fa, a una madre che elogiava  la preparazione della figlia e contestava il giudizio da me espresso (cultura libresca), rispondevo che l’allieva doveva uscire di più e leggere di meno. Nessun libro si può sostituire alla vita, né può pretendere di dare risposte univoche, quando lo fa compie un atto di violenza. Il libro non chiude ma apre gli orizzonti. L’insegnante deve preservare il nesso che lega il libro alla vita. A scuola si fa esperienza di libri che possono rivelarsi scoperte, viaggi, avventure, e che scuotono il nostro rapporto abitudinario e consueto con il mondo, ci mostrano altre facce.

Educare o istruire? Una contrapposizione inesistente, che nasconde un’insidia: pensare che solo le discipline umanistiche educano. Quando parlo dei libri intendo anche quelli di scienze e matematica. Tutti i docenti non trasmettono solo competenze, ma anche un metodo, uno stile, una rappresentazione del mondo. Il maestro necessario non è chi sa tutto, ma chi continua a coltivare il desiderio di sapere, ama ciò che insegna, mantiene desta la curiosità dei suoi allievi, li rispetta e dialoga con essi.

Tra i tanti saluti di inizio d’anno, voglio ricordare le essenziali parole del vescovo di Manfredonia (Franco Moscone). “La formazione di cui abbiamo bisogno è quella che rende tutti non solo ascoltatori dei nostri maestri, ma anche disponibili a coltivare il desiderio di imparare e di predisporci a una lettura più profonda della realtà e della storia, per assumere una coscienza critica e agire per il bene comune e la pace”. Parole che nascono dalla preoccupazione che ci stiamo abituando al genocidio, alla violenza, alla guerra. Le menzogne fanno ormai parte del nostro mondo, e una terza guerra mondiale è “ineluttabile”, di essa si indica la data certa. I ragazzi di oggi sanno di avere di fronte ad essi questa scadenza.

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