E ora? Per inseguire la pace giusta rischiamo la catastrofe. In effetti 80 anni di pace sono troppi.

CULTURA

La linea dei giornali, dei media… il clima che si respira… 80 anni di pace sono un po’ troppi! Prima o poi la guerra tornerà, e allora via al riarmo. Si aspetta che Netanyahu fermi la sua pulizia etnica e si cercano le occasioni per punire Putin.

In Palestina tutto è consumato. I due Stati? Non bisognava pensarci prima?  L’Europa emana in ritardo qualche provvedimento, ma non si bloccano le armi… Boicottaggio commerciale. E non si colpiscono anche quelle istituzioni che creano ponti e sono critiche verso il governo? Il mondo dello spettacolo statunitense boicotta i film e la collaborazione con cineasti israeliani, che protestano. C’è, però, chi la pensa diversamente, come Avigail Sperber, importante documentarista e regista israeliana: “Abbiamo bisogno che il mondo ci boicotti… Ciò che è accade a Gaza è pure nostra responsabilità”. Le atrocità sono commesse anche in nome degli “israeliani buoni“. Chiede di fare di più: “Dobbiamo rifiutare di prestare il servizio militare, organizzare scioperi, smettere di girare film, smettere di mandare i figli a scuola, di comprare le cose… bloccare tutto“. Hamas? Se avesse (senza rinunciare alla resistenza) compiuto un atto coraggioso: liberare autonomamente gli ostaggi, con la remota speranza di qualche vittima in meno? Il movimento di protesta israeliano è guidato dalle famiglie degli ostaggi; la liberazione di essi avrebbe verificato la resistenza dentro Israele, e quale la coesione interna.

Dei palestinesi non interessa molto. L’ultimo numero della rivista di geopolitica “Domino” esce con il titolo: “Tutti per Gaza. Nessuno per Gaza”. Un docente di una scuola superiore di Manfredonia ha detto ai suoi studenti: “Dovete studiare? E chi ve lo fa fare? Sapete che la guerra è dietro l’angolo!”. I genitori sono scandalizzati, La scuola minimizza. Il pericolo non viene dal Medio Oriente. Sull’Ucraina si concentrano le paure dell’estensione di un conflitto, che sta durando quanto la prima guerra mondiale.

Una carneficina. Una storia comune, carica di deformazioni e distorsioni, terre da sempre laboratorio di violenze, persecuzioni, pogrom, stragi, deportazioni. L’intelligence ucraina dice che attualmente sono 20 milioni i residenti. Prima dell’invasione superavano ampiamente i 40 milioni. Sono dispersi nei paesi occidentali. Solo in Germania sono un milione e mezzo. E la maggioranza non ha intenzione di rientrare (Limes).

Putin ha osato portare la guerra in Europa e vuole invadere altri Paesi. Per questo occorre armare l’Ucraina e sostenere un popolo che combatte e si sacrifica per tutti noi. Si è percorso una via di demonizzazione della cultura russa. Nella via Crucis del 2022 Papa Francesco fece portare la croce, nella tredicesima stazione, a una donna ucraina e a una russa. Immagini oscurate, attacchi e critiche. Il più duro l’arcivescovo maggiore della chiesa protocattolica di Kiev. Il Papa non è stato difeso da nessuno ogniqualvolta pronunciava la parola “negoziato”. Zelenskij, una sorta di autorità morale assoluta. “Nessuno può vincere questa guerra. Ora è tempo di trattare“, diceva due anni fa Mark Milley, capo dell’esercito americano. Nessuno lo ascoltava in un’Europa, che pensava alla ricostruzione: i paesi Donatori si riunirono già alla fine del 2022!

Nello stesso giorno in cui il presidente americano incontra Putin i paesi europei “volenterosi” (formula già usata nella guerra in Iraq) promettono aiuti ancora più consistenti a Zelenskj. La pace dopo la vittoria, ricacciare i russi dove stavano prima del 24 febbraio…L’invasione della Russia nei paesi Nato è sostenuta con toni assertivi e ostentazione retorica: non si sa se creduta o recitata. Una propaganda per convincere le popolazioni europee al riarmo.

Intanto si verificano diverse “anomalie”: la Germania vuole l’esercito più potente d’Europa (Polonia e Francia non sono da meno). I paesi volenterosi (guidati da Francia, Gran Bretagna, Germania) compiono scelte che rischiano di farci scivolare verso il baratro. Eppure non sono espressione di istituzioni europee o sovranazionali.

Si desidera la pace giusta, che significa guerra permanente. Non esiste la guerra giusta e la pace giusta. “La prima è un falso storico e la seconda è illusione o retorica” (R. Aitala). Finché si combatte potrebbe accadere l’irreparabile. L’urgenza di oggi è prevenire la terza guerra mondiale. La salvezza consiste oggi nell’incerto rinvio della catastrofe. La Russia resta un grande paese, e Putin non è eterno, Trump nemmeno, così pure gli altri leader europei. Se un compromesso si fosse trovato un paio di anni fa, centinaia di migliaia di giovani dell’una e dell’altra parte sarebbero vivi.

Fiat iustitia pereat mundus. Sia fatta giustizia e perisca il mondo. Era il motto di Federico I d’Asburgo (1553 – 1564). Su Limes questo motto è rovesciato in “Fiat mundus pereat iustitia“. Salviamo il mondo e sacrifichiamo la giustizia.

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn