“Il ritorno alla politica c’è se c’è malessere!”. E’ vero altrove. Dal Sud invece si scappa via.
Hanno votato i gruppi organizzati. Non parliamo di clientele. Il voto di opinione è un lusso che appartiene al passato. Ci siamo lamentati per tanti anni di commissariamento e poi… non andiamo a votare. C’è ora chi pensa seriamente di rendere obbligatorio il voto.
Manfredonia è città importante, centro economico e commerciale rilevante… La percentuale dei votanti del 37% tra le più basse, non ha nessuno consigliere regionale. Nei commenti predomina il lamento, si parla di crisi identitaria, se si pensa ai periodi in cui la città aveva 4-5 deputati tra Consiglio regionale e Parlamento. E’ proprio un dramma non avere nessun eletto? Questa mancanza non potrebbe avere una valenza positiva? Ci si accorge con il voto di una disaffezione politica, che viene da lontano: scarsa voglia informarsi, scarsa partecipazione a incontri pubblici, commenti sui giornali on line privi di ironia e quasi scomparsi… E’ un problema nazionale, qui, a Manfredonia, è più marcato perché in una decina d’anni sono andati via 4-5 mila abitanti. Si aggiungono molti altri, residenti, che studiano e lavorano fuori. Tutti giovani che portano vitalità, rianimano le famiglie. Nessuno è venuto a votare.
In America c’è un ritorno della politica, per merito di Mamdani. A New York quando le cose vanno bene ci si disinteressa alle sorti comuni. La nuova affezione politica significa che le cose non vanno bene. I mutui contratti per studiare sono insostenibili, le case inavvicinabili… Il ritorno alla politica significa che occorrono correzioni, il mondo cambia e con il voto si può indicare la strada da prendere. Mamdani ha concentrato il suo messaggio sulle condizioni di vita (aumenti dei prezzi, dei trasporti, dei fitti…) dei newyorkesi. Ha portato al voto oltre un milione di nuovi elettori, da lui c’è da imparare per come ha condotto la campagna elettorale.
Stiamo arrabattandoci a trovare spiegazioni all’assenteismo e giungono i dati del Censis che spiegano tutto. Nessuna fiducia nei partiti, disinteresse per l’informazione politica, crollo dei quotidiani. Ue non conta più nulla. Si rifiuta la guerra (ben i due terzi), specie se si taglia il Welfare, si teme lo scadimento della sanità. Il 72% è diffidente verso la politica, il 54 non si sente rappresentato da nessuno partito. Il 63% è convinto che si è spento “ogni sogno collettivo“. Le cose vanno male, ma gli italiani si accontentano. Un antidoto, dice il Censis, è il sesso “liberato da antiche censure”. Il 62% della popolazione tra 18 e 60 anni hanno una vita sessuale intensa, con un ritmo settimanale. Al Nord come al Sud svolgono una funzione positiva i siti on line e i B & B… (per gli esperti questo dato non è vero). Solo una piccola parte (3,3%) partecipa a cortei e raduni pro Pal. Il Papa Leone (60,7) unico leader su scala globale.
Negli Usa i giovani scoprono il socialismo. E qui? Li ho sentito al cinema (Oì Vita mia)… Ragazzi e giovani che anticipano le battute di Pio e Amedeo. Si divertono soprattutto nella derisione della retorica, delle frasi fatte… Disimpegnati? Ma c’è un silenzio improvviso nei momenti di cura, nel bacio della buona notte agli anziani, o quando Pio difende i suoi ragazzi: “Non sono drogati!”. Silenzio e malinconia quando Banfi – Mario – Monicelli decide di uscire di scena. Il film ha avuto molte repliche. Forse pochi di essi sono andati a votare, hanno però un’idea del “prendersi cura”, sbeffeggiano il linguaggio corretto, amano più che le parole la sostanza delle cose. Non hanno progetti, ma sarebbero disponibili a impegnarsi su singole questioni: Gaza, affitti, ambiente…
Non faranno la rivoluzione. Le società sono vecchie e stanche. Nemmeno è possibile una rivoluzione gerontocratica. E il rifiuto del voto? Il dibattito politico è su niente e non ci sono avversari con cui discutere partendo da una base comune. Ma c’è di più: ai giovani non si consegna alcuna idea di futuro. Il benessere è qualcosa che non soddisfa più né individualmente, né collettivamente. Siamo tutti “affamati di senso”. Un’espressione che non significa niente. Forse abbiamo bisogno di un mondo relazionale vero, nuovi gesti politici, nuove forme di incontro, nuove parole…
Dipende da noi come va il mondo, almeno in parte – dice il fisico Carlo Rovelli. Siamo bravi a dare la colpa ad altri di quello che non piace. E mai ci chiediamo cosa fare per evitarlo. Rovelli parla del riarmo e della guerra: dare la colpa ai politici (che fanno i loro interessi), e sentirsi innocenti vuol dire rinunciare alla nostra responsabilità di agire.




