Se Trump non fosse Trump, se Khamenei avesse un sosia, se l’UE non si fosse perduta.
Se Trump fermasse i combattimenti. Ora, dopo due tre giorni. La struttura è decapitata… potrebbe incontrare i nuovi capi iraniani.
“Vedete l’odio che avete seminato, quanti giovani avete ucciso… Celebrate un grande funerale alla vostra guida suprema Khamenei… ma presentatevi come pacificatori del vostro popolo, fate delle concessioni. Io vi ho attaccato preventivamente perché con il nucleare voi minacciate il popolo americano e i suoi alleati… Ma potete salvare il vostro potere…”
Qualcuno gli fa notare che l’attacco ha grande consenso, e per gli europei è cosa buona e giusta uccidere un tiranno. Una giravolta imprevedibile… Putin ha attaccato anch’egli in modo preventivo per difendere il suo popolo dalla minaccia dell’Ucraina nella Nato. Addirittura, nel primo anno di guerra, un compromesso, basato sulla neutralità di Kiev, è stato bocciato dall’Europa. Ora invece tutto cambia. Insomma L’Europa è rimasta stupita e meravigliata e si è affrettata a riavvicinarsi a Trump.
Trump non esclude contemporaneamente l’idea di un’azione più devastante. “Ora caduto Khamenei si faranno grandi affari” . E ci sono già quelli che sognano, nel Golfo e fuori, uno smembramento del Paese in tanti staterelli su base etnica. Era il sogno dei paesi baltici, che credevano (e credono) in uno smembramento della federazione Russa. Tanti staterelli e tante società occidentali pronte a fare grandi affari. Molti nel Nord Europa studiano le mappe e possibili confini. E le atomiche russe? Per l’Iran è più semplice perché non ci sono bombe da distribuire.
Netanyahu lancia proclami perché il popolo si liberi e si rivolti contro il regime. Lo ha fatto in lingua “farsi“. Non c’era nessuno in Israele che la parlasse e si è rivolto all’Intelligenza Artificiale. Messaggio ripetuto più volte, poi gli è fatto notare che forse non è lui il più credibile a lanciare quel messaggio.
Circola nella notte l’ipotesi di un Khamenei vivo. Quello morto era un sosia. Il sosia è stato consigliato da Putin. E in effetti Putin ne ha diversi, dicono le intelligence europee. Intanto Putin è contestato in Patria. “Vedi come fa Trump e tu dopo quattro anni…”
E Reza Palhevi? A Trump non piacciono le monarchie. Lui è criticato di utilizzare figli, generi… come ambasciatori personali. “Nulla a che vedere con Biden, il cui figlio faceva affari lucrosi in Ucraina. A Teheran mettono da parte il figlio di Khamenei, e noi rispolveriamo il figlio dello Scià deposto nel 1979!” Si è informato, però, sulle grandi feste faraoniche e sulle sue donne.
Trump teme i morti e le manifestazioni in patria. Le percentuali dei morti bisogna rispettarle. Devono essere da 1 a 100 o 200 (di iraniani si intende). C’è lo spauracchio Ucraina, dove il dopoguerra mette più paura della guerra. Ci sono i morti, i reduci e ci sono i mutilati. Negli ospedali si vedono migliaia di persone che imparano a muoversi con arti artificiali. Oms calcola che un anno fa erano ca 70.000. Corpi ricostruiti che si vedono nei caffè, nei bar, sulla metropolitana. Netanyahu sorride a questi problemi: a Gaza non ci sono giardini, metropolitane… Il numero dei mutilati è più di 60.000, ma non si vedono, stanno in casa… e poi molti feriti, e potenzialmente mutilati, sono morti.
C’è euforia. L’attacco a sorpresa è stato “un successo clamoroso”. Trump attende mutamenti dall’Iran. Arrivano invece droni e missili. E soprattutto non vogliono incontrarlo. L’Iran non si arrende. “L’ Iran sarà massacrato”. In Europa è il caos.
Dalla condivisione i paesi europei passano a forme latenti di cobelligeranza. Illegale non l’attacco, ma la risposta iraniana! L’Ue sta perdendo la testa. Esalta l’azione bellica e sposta le navi, per difendere i confini… Macron schiera la portaerei De Gaulle e dice di raddoppiare le sue testate nucleari. Starmer, Merz, Polonia… Sono i volenterosi. Quando pesa non aver risolto prima la guerra in Ucraina, non aver fatto prima i conti con le nuove armi. Quattro anni e non hanno nemmeno capito che in Ucraina sono stati sperimentati i droni, che creano paura, sono più pericolosi dei missili, più imprevedibili. E si possono fabbricare in casa.
Un attacco senza strategia. I leader a vederli e sentirli… sono terrorizzati e impauriti. Tutto sfugge di mano. Abbiamo giocato in questi anni con le parole. Ricordate il “Kit di sopravvivenza“. Una barzelletta. “Porcospino d’acciaio”: Ursula von der Leyen è risentita contro coloro che usano questa immagine o metafora, senza citarla. Vuole avere una specie di brevetto. Ora c’è un’altra idea: il servizio di leva volontario, con esperienze al fronte, ascoltare i racconti e imparare a costruire i droni. Se poi capita qualche scaramuccia… Potremmo chiamarlo: i giovani dal divano al fronte (youth from the couch to the frontline).




