Ancora la biblioteca? Ne vale la pena? Si può rispondere di sì, ma con alcune condizioni.
Nessuno, nelle sale d’attesa di uffici pubblici, scuola… nessuno con giornali o libri. In treno, al bar, su una panchina … non si parla più, tutti con i cellulari.
Si parla solo dei ragazzi. Per i quali c’è solo un verbo: Proibire. Ma essi usano il telefonino e ridono, commentano, a modo loro “resistono”. Quelli più “rovinati” sono gli adulti. Siamo colpiti da un’enorme quantità di input che ci portano a sviluppare solo il pensiero binario, quello primitivo, tipico dei computer: si – no. La complessità è insopportabile, il pensiero lento, elaborato… non esiste più. Si “chatta” in gruppi esclusivi, si celano segreti… Il rapporto con docenti, alunni, genitori è tramite chat e registri elettronici. Non si sa più cosa sia il confronto, la mediazione, in politica, in famiglia, nell’amicizia, nel lavoro,
Osservatori attenti del mondo digitale non nascondono che la dimensione meditativa sia seriamente minacciata. La preoccupazione maggiore è per la formazione dei ragazzi. I social fanno male, ma non è la cura giusta pretendere di bloccarli o far finta che non esistano. E se invece provassimo a potenziare ed esaltare l’altro pilastro dell’apprendimento: la lettura.
Nei giorni scorsi a Manfredonia è stato presentato il progetto di una “nuova biblioteca”: ristrutturare, insonorizzare, aprire nuovi spazi, nuove forme di gestione… Le biblioteche non sono una specie in estinzione. Stanno cambiando: conservano la loro missione storica e acquisiscono nuove forme e competenze. Cina e India costruiscono le biblioteche del futuro, sulla base dell’esperienza europea e i progettisti sono europei. A Londra nella municipalità di Hackney (la popolazione è poco più di quella della città di Foggia) ci sono 8 biblioteche, grandi come “La magna Capitana” di Foggia, rumorose, piene di ragazzi . In quel quartiere le persone immigrate sono la maggioranza, e lì ho contato una ventina di centri madre – bambino (puericultrice che visita i figli, distribuzione di vestiti, prestiti di libri, le mamme possono anche lasciare per qualche ora il bambino se devono frequentare un corso di inglese o cercare lavoro). Anche nella casa dei diritti di Siponto c’era una biblioteca interculturale! A Manfredonia si aprono piccole biblioteche nell’ospedale, alla clinica S. Michele, nelle parrocchie. Ci sono letture ad alta voce per quelli che frequentano il catechismo. Sono state tenute mostre di libri per bambini e ragazzi. Le librerie cittadine sono fornite e le proposte per adolescenti sono sempre più varie (libri illustrati, graphic novel, fumetti…). Ci sono circoli e club di lettura e rassegne estive di libri.
La nuova biblioteca che nasce deve riorganizzare tutte le attività culturali. Lì devono trovare posto le associazioni culturali, creare nuove possibilità di aggregazione, lì organismi di coordinamento con biblioteche scolastiche, centri per i minori, il Luc (laboratorio urbano culturale oggi chiuso). Sono almeno due le sfide da affrontare: promozione di nuove di modalità di avvicinamento alla lettura e una “nuova didattica” di bi- alfabetizzazione: libro e schermo, lettura e digitale. Servono entrambe. E poi l’invecchiamento: fra una ventina d’anni quasi metà della popolazione avrà più di 60 anni. La biblioteca deve prepararsi ad accogliere un pubblico eterogeneo per stimolare e creare interessi che possano aiutare a stare bene. I seniores non possono pretendere solo diritti, devono generare “valore” e devono essere disponibili a forme di volontariato culturale. E’ chiaro che la biblioteca del futuro ha bisogno di nuovi dipendenti e nuove competenze.
Nella riunione con i partner del terzo settore, l’attenzione non è stata rivolta ai lavori della “nuova biblioteca“, ma al dopo. Nel progetto è prevista la gestione di un solo anno, con 200.000 Euro. Un anno grasso, e poi? La biblioteca a Manfredonia ha sede nell’edificio più prestigioso, Palazzo Celestini, che offre notevoli opportunità per la disposizione originale, chiostri esterni, ampi e lunghi corridoi (utilizzati occasionalmente per mostre o installazioni). Occorre già da ora pensare a bandi pubblici per l’affidamento di servizi, aperti a forme di coprogettazione e attenti a costruire un rapporto chiaro pubblico – privato. Ed è questo l’aspetto più delicato.
Devo ricordare la vicenda del Luc (bollenti spiriti). Un affidamento tramite bando pubblico. Si regolamentava che la cooperativa avesse una propria autonomia economica e pertanto facesse pagare determinati servizi. Questa esigenza trovò l’ostilità di un movimento cittadino: la cooperativa fu considerata un’occupante abusiva e circolò lo slogan: “Restituire il Luc alla città“. Nonostante le richieste di revoca, si giunse alla scadenza dell’affidamento. Cinque anni di iniziative e di attività musicali di buon livello. Poi il nuovo bando e nessuno soggetto di Manfredonia vi partecipò!




