I ragazzini protestano e le vetrine in frantumi fanno rumore. Bauman ci aiuta a capire.

SOCIALE


Tutto il mondo… le guerre, il cambiamento climatico, l’immigrazione… tutto, ma proprio tutto, condensato a Milano. Il rumore delle vetrine rotte è amplificato e tempestivo si convoca il Consiglio dei Ministri non sul carovita, non sulle diseguaglianze, ma per la punizione – repressione esemplare.

I titoli dei giornali: il sacco di Milano, Delinquenti di importazione, I Maranza all’attacco, Il pugno di ferro… fino alla Guerra dei ragazzini… I commenti, tutti all’insegna della punizione severa. Rispetto ad altri fenomeni, questa volta gli indignati sono di destra e di sinistra. Milanesi doc scandalizzati dell’assalto al Centro. “Giovani che devastano impuniti”, “Sul divano, davanti al computer, imparano tecniche di guerriglia”, “Attaccano quella democrazia che permette di protestare”, “Vili, agiscono solo in gruppo”, “Agricoltori, camionisti… almeno non sfasciano”, “Al sud almeno la protesta è civile” . Insomma giovani privi di idee, di orientamento. Opinioni su Tv, giornali, social… Persone che conosco e con cui condivido molte cose. Poi si ascoltano frasi spezzate dei contestatori. “Una borsa costa un mese di stipendio di mio padre”. “Non sopporto di sentire mia madre e mio padre litigare che non arrivano a fine mese”. “Non possiamo vestirci alle pezze americane o alla Caritas”. “Mia madre piangeva quando mi ha detto che non poteva pagarmi la lezione di musica”.

I commenti dei politici, del governo… senza buon senso, quello che si tiene alla larga dal minimizzare o dal drammatizzare, ma si sforza di capire. Ora si parla di ingerenza straniera. Dal ministro della difesa Crosetto (che un paio di giorni prima diceva che Putin ha un esercito di un milione e mezzo di uomini e la guerra è inevitabile), a qualche riformista del Pd e ad opinionisti vari. Si aggiunge ora Nordio che annuncia l’ampliamento delle carceri minorili.

Psicologi e sociologi… che provano a esprimere qualche riflessione, sono costretti a fare preamboli sulla giusta repressione. Matteo Lancini ricorda il malcontento giovanile, i fenomeni autolesionistici, i suicidi… per cui ben vengano le manifestazioni di piazza. Per lui “la società bullizza i ragazzi, non li ascolta. Hanno il futuro chiuso, cupo, saranno poveri in un pianeta riscaldato e senza alberi“. Una generazione della policrisi invisibile (guerra, ambiente, economia, occupazione, IA…) che vive un senso di disperazione e disillusione. Più netto lo scrittore Nicola Lagioia (La ferocia, La città dei vivi…). “Ci lamentiamo quando rompono le vetrine, l’unico momento in cui si sa qualcosa di loro. Si ignorano, e c’è un non-ascolto istituzionale. E questo produce rabbia, che esplode in modo distruttivo quando i canali del dialogo non si attivano nemmeno”. Per Lagioia la delusione maggiore è la Sinistra che sfugge alle sue responsabilità e ha abbandonato le battaglie sociali e ambientali.

Non c’è il minimo accenno di autocritica in Italia (dove qualcosa si presentiva) e in Francia dove gli studenti manifestavano da un mese su tematiche puramente scolastiche: classi numerose, insegnanti che mancano, edilizia scolastica, tempi e orari (ci sono liceali pendolari che partono alle 6 e tornano alle 19. Macron è intervenuto dopo un mese per non dire niente. Il presidente giovane che doveva riunire le generazioni lascia un paese in macerie.

La protesta giovanile si lega a un movimento che viene da lontano. C’è un malessere, che viene dall’Asia, con immagini dei super eroi, i manga…  Su Avvenire sono uscite delle analisi interessanti. Sono i nativi digitali? Si notano forme ironiche, goliardiche, ma si ha l’impressione di una assenza di limiti, una legittimazione dell’arbitrio. Non legata all’età o all’immaturità. Riguarda anche gli adulti. Una sorta di impunità diffusa, che tocca anche i cinquantenni. Forse sta cambiando sotto i nostri occhi il senso di responsabilità, l’idea di libertà, la qualità delle relazioni, il valore dell’istruzione.

Un pensatore che sembrava dimenticato torna di attualità e può aiutarci. Bauman parla nel 2011 della rivolta londinese ben più estesa e violenta di quella di Milano. Bauman scrive articoli magistrali sulle abitudini di spesa degli adolescenti e sul consumismo che non è solo consumismo. Per gli adolescenti l’acquisto di un prodotto riveste un nuovo valore, costituisce una identità, un “mondo” di riferimento. Si apre una contraddizione per Bauman tra consumismo e diseguaglianze. In Italia i salari non sono cresciuti, c’è un filo sottile che trattiene sulla soglia della povertà. Ora il carovita lo ha fatto saltare. I consumatori giovani sono frustrati, espulsi dal sistema, non sono in grado di accedere alle merci, ai consumi-simbolo.

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