“Mamma li Turchi!”… Incute ancora paura. E i Maranza li chiameremo Barbareschi.
Nonostante il tempo trascorso e i successivi cortei tutto sommato vivaci e tranquilli, l’attenzione di alcuni giornali è ancora rivolta al 17 Ottobre.
Milano è stata assaltata al grido Allah Akbar, con la saldatura dei due estremismi, quello interno ai centri sociali e quello islamista. “Per la Sinistra, i nuovi proletari sono gli immigrati”. “Noi li chiamiamo per simpatia Maranza… Essi, però, in piccoli gruppi, saccheggiano, arraffano e spariscono. E questo ha un nome antico: razzia”. Si fa riferimento ai “Corsari Barbareschi” e alle attività predatorie nel Meridione italiano: sbarcavano sulle coste, saccheggiavano e portavano via merci e persone. Le torri di avvistamento, costruite sulle nostre coste, li vedevano arrivare, ma i soccorsi non giungevano mai in tempo. Ci resta quel grido: “Mamma li Turchi!“. Si cita lo storico Robert Davis: tra il 1530 e il 1780 oltre un milione di europei, in maggioranza italiani, sono catturati e venduti nei mercati nordafricani. Si precisa che i “Corsari Barbareschi” non indicano una razza, ma una cultura predatoria: i beni degli altri sono bottino legittimo, e si cita il Corano. La conclusione: molti che hanno saccheggiato Milano sono nati in Italia, hanno ottenuto generosamente la cittadinanza italiana, ma un islamico resta sempre un islamico… Non sono Maranza sono Barbareschi. Non è emergenza criminalità… Siamo all’interno di una guerra e il nemico è dentro le porte.
Le notizie sopra riportate sono “vere”, ma molto parziali. La storia, in questo periodo di forti contrapposizioni, è usata e strumentalizzata. Nel Mediterraneo “la pirateria è vecchia quanto la storia”. Il commercio degli schiavi altrettanto. La parola latina servus (schiavo) è usata nel Medio Evo per indicare il contadino legato con la famiglia alla terra e al signore. Per definire la persona priva di libertà, comprata e venduta, si usava sclavus o slavus (schiavo e slavo); solo gli Slavi potevano essere trattati da schiavi. Tutti commerciavano schiavi, Bizantini, Longobardi, Saraceni, mercanti indigeni. Quelli preferiti erano pueri e ancille. Bari era nota fin dal IX secolo per un intenso commercio. Troviamo ampie tracce nel territorio pugliese fino al XV secolo di ancille donate per nozze, per ingraziarsi un signore…
L’interesse dei popoli arabi per il Meridione era noto e intensi i rapporti culturali e commerciali in epoca normanna e sveva. Nel XII secolo Ruggero II affidò a Muhmmad ibn Idrisi un compendio di geografia. Nel XVI secolo un geografo turco, Piri Reis, descrive le coste pugliesi sul tratto da “Mafordonye a Otorante” (Manfredonia – Otranto). Puglie significa basso, coste e città non si vedono dal mare, sono visibili i campanili. Nel secoli XV – XVII le piraterie cristiane e musulmane crebbero con il medesimo numero. La vittoria di Lepanto strappò per breve tempo agli Ottomani il primato nel Mediterraneo. L’attività piratesca turca colpiva gli interessi dei paesi cristiani e Veneziani (forme di pressione commerciale o guerra ibrida), lungo la costa adriatica. Molti toponimi tra Manfredonia Mattinata Tremiti Vieste indicano queste scorrerie. L’industria di saccheggi e sequestri era opera di Turchi, ed anche di piccole formazioni provenienti dall’Africa, dalla Sicilia guidate da capitani maltesi, genovesi. Alimentavano il mercato degli schiavi bianchi ad Algeri, Tripoli, Tunisi.
In Europa, d’altro canto, si calcola una presenza costante di oltre 500.000 schiavi e i mercati più attivi (alimentati da pirati Catalani, Dalmati -Uscocchi, anglo-turchi,,,) erano a Siviglia, Napoli, Malta, Venezia. C’erano poi “i corsari ufficiali“, quelli che assaltavano per conto dei sovrani e che hanno reso forte l’impero britannico. Con le rotte scoperte da Colombo tutto cambia.
In Italia meridionale si progettarono fortificazioni lungo la costa. Pietro di Toledo fece edificare 150 torri, per avvistare e dare l’allarme: con il fumo, campane, messaggeri cavallo… Dove la costa diveniva frastagliata (Gargano) si infittivano. Alcune sono ancora visibili. Non garantirono la sicurezza. Non fu una scelta condivisa. Si diceva che con la stessa somma si poteva armare una potente flotta da contrapporre ai Turchi. Non attenderli in terraferma ma controllare i mari.
Con le repubbliche marinare e in particolare con Genova e Venezia si affermarono due potenze marittime e commerciali. Avevano emissari nei porti più importanti del Mediterraneo. Fino agli inizi del Novecento vi era una rete di “italianità” sedimentata nei secoli, e italiana era la lingua degli scambi commerciali. “Tra fine Ottocento e inizio del Novecento erano quasi un milione gli italiani in diaspora mediterranea tra Marocco e Anatolia” (Limes). Colonie influenti a Istanbul, Alessandria d’Egitto, Orano, Smirne, Salonicco… In queste città fino a metà Ottocento la lingua veicolare era l’italiano. Un primato indiscusso: funzionari turchi e arabi discutevano e redigevano i trattati con funzionari francesi in italiano. Ad Alessandria d’Egitto vi era una colonia di circa 50.000 italiani con scuole e giornali. Il colonialismo italiano, feroce come tutti i colonialismi, e la politica del fascismo hanno compromesso questa presenza e questo primato.




