Il Papa e la signora con il cagnolino.

CULTURA

Una signora chiede al Papa di benedire il suo bambino, un cagnolino. La reazione è irritata, forse perché Bergoglio pensa di trovarsi davvero di fronte a un bimbo.

Lo storico Franco Cardini, cattolico, sul suo blog riporta la lettera di un veterinario, sdegnato per la scarsa sensibilità del Papa, che Cardini giustifica in parte: “ha un carattere difficile, non è tenero con chi distoglie energie dall’amore per gli esseri umani”.

In tutte le società tradizionali l’amore per gli animali è assente. A parte le “religioni cosmiche” (alle quali superficialmente può essere accostata), la testimonianza di Francesco d’Assisi introduce un valore nuovo nel suo amore per tutte le creature animate e inanimate: la fraternità nella lode a Dio. Con la modernità, secoli XV – XVI, si ha una rivoluzione profonda e radicale, l’uomo si pone al centro dell’Universo. Un’apostasia, dice Cardini. Il prezzo da pagare è la solitudine, i cristiani “occidentali” amano solo se stessi. Tutti nascondono carenze affettive, un figlio non avuto, un’amicizia interrotta… Che cosa si cela nell’amore anche morboso di una donna per una bestiola? Cardini invita il Papa a riconsiderare il gesto di indignazione verso quella donna.

Nella cultura contadina gli animali “servivano” e non bisognava affezionarsi. Rivedo, in una mattina invernale, mio padre allontanarsi con il fucile, al guinzaglio il cane, vecchio e quasi cieco… Nessuno fece domande al ritorno. In questi giorni si parla solo di cani. Ricordo un agnello, la madre era morta, mio fratello più piccolo lo aveva allevato con pazienza. Stavano sempre insieme, quando tornava dalla scuola l’agnello che cresceva in fretta lo aspettava sulla strada, e appena lo vedeva, correva, si buttava addosso, rotolavano sull’erba. A Pasqua è stato venduto. Mio fratello quel giorno la mattina presto è stato accompagnato dai vicini.

Contrariamente a Cardini, credo che le solitudini siano accentuate dal nostro sistema di vita e dal tessuto sociale sfilacciato. In questo periodo si parla di uomini e cani, si rispolverano storie di santi e teologi. Leggo di Martin Lutero che non concepiva il cielo senza il suo fedele volpino Tolpel. Sto sentendo, qui, passeggiando, racconti di legami profondi con il proprio cane e anche malumori di quelli che colgono l’occasione per manifestare la propria insofferenza per i continui richiami del Papa alle coppie che preferiscono surrogati (cagnolini…) ai figli. Si è discusso molto, durante la pandemia, di cani e gatti che hanno aiutato a vivere meglio la chiusura, l’isolamento, anche se sembrava che avessero più diritti degli umani. Chi portava a passeggio il cane poteva uscire, i genitori con i figli no. Sono strane comunque molte cose: la pubblicità sempre più ampia di proposte per gli animali domestici; gli animali dello zoo di Aleppo (Siria) emigrati in Olanda, mentre, nell’isola di Lesbo, le donne profughe incinte hanno solo un litro di acqua al giorno.

Durante la pandemia avevamo assunto l’impegno a interrogarci sui diritti delle altre specie animali, sui diritti delle foreste, dei fiumi, a nominare anche per questi dei portavoce o avvocati difensori. A elaborare nuove regole di coabitazione, a impegnarci a far vivere i bambini nella natura, a riscoprire l’animalità in noi.

Scrivo queste note mentre tre gattini stanno morendo. Sul terrazzo, ospito da tempo gatti randagi… li faccio mangiare, c’è una lettiera… Se ne vanno quando vogliono. Da 4 – 5 anni è un luogo dove vengono a partorire. Non sono proprio contento, ma me ne prendo cura, discretamente… crescono e prendono la loro strada. All’inizio dell’anno quella prima gatta ha portato altre due gravide Una ne ha fatti cinque, li ho spostati per proteggerli dalla pioggia dei giorni scorsi, la mamma mi ha assecondato, Allatta i suoi cuccioli e poi un altro più grande lasciato solo. Appena si avvicinano (ora sono autonomi), si allunga, si offre pacifica, li lecca… un unico mucchio che si rotola felice. L’altra si è sgravata circa quindici giorni fa, e per una decina di giorni è stata madre amorevole, poi, senza motivo, improvvisamente li ha abbandonati. Non sono cosa sia successo. Me ne sono accorto tardi e non sono riuscito a salvarli.

Forse non avevano bisogno solo di cibo. Federico II volle sperimentare su un gruppo di neonati quale fosse la loro lingua se non avessero parlato con nessuno. Ordinò alle nutrici di allattarli e accudirli, ma senza carezze, senza parole. Gli infanti morirono tutti. (Salimbene de Adam XIII sec.). Quei cuccioli avevano bisogno del calore, del respiro, delle carezze della madre.

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