L’odio entra nel linguaggio pubblico. Si sostiene che sia incurabile. Il caso Manfredonia.
“Nessun odio politico può trovare spazio nelle nostre democrazie”. Così, dopo l’attentato a Trump, la Meloni, e dello stesso tenore tutti i leader della Unione europea. “Odio e violenza politica incompatibili nelle nostre democrazie”. Forse con altri regimi si ritiene possibile e auspicabile.
“Ti odio”, “come lo odio!”… Espressioni largamente usate dagli adolescenti con gli amici e anche verso docenti, genitori… Umori negativi passeggeri. Si odia il rapinatore, il calunniatore. Già Aristotele lo riteneva diverso dalla rabbia, che è il temporaneo desiderio di punire chi ci fa del male. L’odio è astratto, si lega a un pregiudizio, si rivolge a etnie, a gruppi sociali… Chi odia non vede mai l’altro individualmente, ma la categoria cui appartiene. Dicono sia incurabile.
La parola odio, da emozione diviene una categoria politica e la troviamo quotidianamente sui giornali. Negli anni Ottanta in America (e successivamente in Europa) si conia il termine: crimini di odio, per indicare l’aggressività rivolta a minoranze da emarginare. Diviene una scappatoia di governi, politici, giornali che trovano comodo parlare di violenza alimentata dall’odio, invece di trovarne le cause.
Il 25 aprile è tornato ad essere un campo di forte contesa simbolica. A Manfredonia, un generale in pensione abbandona la cerimonia della festa di liberazione perché la banda municipale suona “Bella ciao”. Ma sono gli scontri nei cortei di Milano e Roma a far parlare sui giornali di odio, sfregio… La brigata ebraica e l’Anpi raccontano fatti da prospettive diverse. Due narrazioni che si scontrano: la bandiera israeliana “posiziona” la brigata ebraica non rispetto al passato ma rispetto al presente, segnato dai crimini di Israele. Chi contesta lo spazio della brigata ebraica percepisce e condanna questo presente. Nel dopoguerra la memoria antifascista e la Shoah erano intrecciate. La cornice dominante era la Resistenza, dentro c’era la persecuzione contro gli ebrei e le leggi razziali. Successivamente (anni 70 e 80) entra in campo la questione palestinese, la giornata specifica della Shoah e quel “mai più”, che non si chiarisce se sia rivolto solo agli ebrei o a tutte le persecuzioni e genocidi della storia del ‘900.
Si sta normalizzando l’aggressività e ci si abitua a pensare che essa sia la “soluzione” nella vita quotidiana e pubblica, nelle relazioni interpersonali e internazionali. Accade frequentemente che gruppi di cittadini si sentano abbandonati, inascoltati, non avvertono intorno la presenza della comunità, che anzi rivolge l’attenzione verso i nuovi venuti. Se questo sentimento di solitudine è ignorato, il rifiuto dell’altro diviene legittimo, pensabile e praticabile. Come è successo a Manfredonia con l’arrivo di circa 50 – 70 richiedenti asilo.
Si chiede con forza un consiglio comunale sui richiedenti asilo. Ho visto la diretta streaming. Un consigliere (De Luca) nel suo intervento riporta i dati Istat, interruzioni fastidiose, urlate, grida di donne… il presidente più volte richiama il pubblico… poi sospende il consiglio. La sospensione serve per parlare con i cittadini, una quindicina in tutto. Nessun consigliere di opposizione lo fa (eppure essi avevano invitato i cittadini a partecipare), né il presidente del consiglio, né il sindaco… In un video appare un gruppetto di persone, si nota l’assessora Valente che cerca di dialogare… Si sente gridare, alcuni rientrano in sala consiliare (Michela Quitadamo, Cecilia Simone), la Valente, dall’assessore Schiavone è accompagnata dentro l’aula del consiglio, sgomenta. Le persone intorno appaiono tutte sbigottite e turbate. Il Consiglio prosegue normalmente. Il giorno dopo si conosce la frase: “stuprata da uno straniero”. Ed è iniziata la catena della solidarietà. Ed anche i commenti di alcuni che ritengono tutto inventato! Perché sorprendersi? Non circolavano da più giorni frasi del genere in città. A me è toccato di ascoltare: “… se capita qualcosa a mia moglie o mia figlia io li ammazzo, io non aspetto la legge”. Ed erano brave persone.
C’erano dei manifesti nel Consiglio: “Stop Invasione. Stop Islam. Stop Sharia. Stop Moschee” “La religione usata per farci invadere. Ipocrisia al 100%. Vergogna”. “Sui migranti nessuna trasparenza. Sindaco e sodali dimettetevi“. Un altro cartello faceva i conti al progetto. Che accadrà quando i soldi finiranno?
Non bastavano questi manifesti per prendere le distanze? La libertà è un valore astratto, non è il diritto di parola, alla base deve esserci il desiderio e la fatica di capire. C’è stata una comunicazione iniziale parziale, Vescovo e Sindaco si sono sorretti a vicenda… Si percepiva, però, la tensione nella città. Possibile che nessuna forza politica di maggioranza abbia avvertito l’urgenza di intervenire e discutere? Se le sezioni non si aprono in queste occasioni! Nessuna voce solidale di presbiteri e organizzazioni ecclesiali per il Vescovo…. Quei manifesti fanno il giro del web. Se ne è parlato e se ne parla ovunque.




